Anticorpi nel mondo degli ultracorpi, il libro di Enrico Forte

Anticorpi nel mondo degli ultracorpi, il libro di Enrico Forte

5 Gennaio 2021 0 Di Lidano Grassucci

La premessa è un obbligo, altrimenti risulterebbe stonata la recensione. Mi lega a Enrico Forte, l’autore del libro, l’emigrazione dalla Lepinia in pianura, mi lega a lui l’ostracismo di certi puri e duri (ultracorpi) che ci negavano “la parola” nelle animate assemblee degli anni ’70 per la nostra militanza democristiana lui, socialista io. Oggi sono tutti sistemati, gli ultracorpi, dalla parte di come va la storia e non va esattamente come andava allora. Ma, per dirla con Pannella, se la contraddizione c’è è loro.

Due ragioni di un percorso, poi diversissimo. Enrico Mi presenta il suo libro, il suo primo libro “Anticorpi”. Penso alla pandemia, ai vaccini, alla difesa ma… leggendo mi viene il film, quello sugli ultracorpi: l’invasione degli ultracorpi” un film del 56 di Don Siegel. Gli alieni si sostituivano nel sonno ai terresti, ne assumevano le sembianze ma primi di ogni capacità di sentire, privi di sentimenti. Ecco, il rischio di oggi, della pre, post pandemia. Il libro ha dentro un “anticorpo” per gli ultracorpi, l’eroe come sottolinea in una intensa prefazione Mario Polia. L’eroe è tutto sentimento e leggendola ho pensato alle nostre epiche a Camilla e Ufente, all’eterna lotta tra la Priverno di Forte e la Sezze mia, ma nel rapporto del fascino eterno motore di ogni storia. Le Carr racconta la storia anche come effetto del naso di Cleopatra.

Il libro graficamente pop, cerca l’anticorpo agli ultracorpi e definisce una umanità che indefinita sarebbe aliena a se stessa come nel film di Siegel: l’eroe ama profondamente. Ama a tal punto da donare tutto se stesso al destinatario del proprio amore. Fino al sacrificio della propria persone

Ufente ama Camilla fino a morire ed a piangere per sempre e fa del suo pianto un fiume.

L’ultracorpo vive nel modelli, l’anticorpo fa vivere il corpo come gli pare e piace… scorrettamente che il corretto è annuncio di morte in vita .

Vivi e fai qualcosa di sinistra contro di qualcosa di sinistra, ma la sinistra è una antica eresia non è una eterna ortodossia. Sinistra è mano mancina, non è mai diritta, la sinistra è manca. Manca l’eguaglianza, manca il pane, manca la fantasia la destra ha: ha la certezza, ha il denaro, ha la cosa giusta. La sinistra è antico torto e non a caso Enrico per richiamarla richiama le sue origini. E’ l’Emilio di Rosseau costretto alla civiltà che lo rende quel che non è e non può essere “prigioniero delle cose” e non libero per le cose. Questo è dentro quelli “emigrati” dal loro mondo d’animo contadino ed essere sbarcati in salotti borghesi.

Per Enrico gli anticorpi sono semi da far germogliare, io leggo antichi grani da riscoprire e difese al processo degli ultracorpi.

E’, il libro, un percorso dentro questo tempo dove c’è l’omologazione nella bestemmia, la nenia dei luoghi comuni. Nel libro c’è il virus, il covid, gli anticorpi necessari a salvarci. Ma ci sono anche le domande della scoperta degli ultracorpi.

Dobbiamo combattere il virus senza fermare il mondo, scrive Enrico ma il mondo non  si può fermare e lui lo sa, ma vuol dire che qualcuno lo vuole raccontare fermo. La Sinistra è alternativa allo stagno per definizione, è cascata e non lago, foce nel mare non palude prima del mare.

Intuisce il tempo: da una parte la paura dall’altra la possibilità. La pandemia chiude le “relazioni sociali”, chiude la comunità che è comunità di fede comunità politica. L’uomo solo non ha Fede perchè questa necessità la condivisione della medesima trascendenza come la politica non è degli eremiti ma della città. Enrico tira fuori un bisogno pubblico relazionale che è il tema del tempo che sta arrivando se non vogliamo passare dal virus agli ultracorpi.

Il libro è come il vaccino Astrazeneca se ne scopre la maggiore efficacia con le dosi a vanvera e non con quelle predefinite, è il valore del fato.

Perchè, e riprendo dalla premessa, nelle nostre montagne resta il mito, il fato, la necessità dell’eroe e la fame dell’amore.

E’ un viaggio tipo il Piccolo Principe, con la capacità che ha il fantasticare di salvarti dal banale.

Mi piace la falia con i broccoletti e trovo inutili le stelle Michelin perchè sono già belle quelle del firmamento. E’ un libro “formalmente” eretico, di uno di una generazione nata con la certezza che domani sarebbe stato comunque meglio di ieri e oggi dobbiamo ricrederci, una generazione che l’eroe era il progresso e oggi si confronta con la possibilità del regresso. Libro anticorpo nel tempo degli ultracorpi.

Ps: il libro è dedicato ai genitori, e non è un caso.

 

Enrico Maria Forte, Anticorpi. Futura associazione culturale

euro 15 (in beneficienza)

Editing Michele Marangon; collaborazione Daniela Novelli e Roberta Silvestre; illustrazioni Peppe Valenza

La prefazione è di Mario Pollia