La guida autonoma di nonno Lillo: quando gli urdimi steveno annanze
29 Gennaio 2021Questa è storia di famiglia, della mia famiglia. Una storia di orgoglio. Nonno mio, Lidano, faceva il carrettiere. Un lavoro che aveva bisogno di ingredienti essenziali: capire gli animali, parlarci direttamente; essere cocciardi (testardi); fidarsi della “bestia” sapendo che siamo “bestie”; e non avere paura di niente perchè la morte è comunque imminente e non risparmia i codardi.
Leggo nei giornali puliti, nei testi con tanti inglesismi tanto fitti quanto dimentichi dell’inglese, che si sperimenta la guida autonoma. Che cervelloni, capitali e ingegneri ci faranno viaggiare senza il bisogno di guidare.
Rileggo, torno indietro con la lettura, cerco di capire poi, mi viene l’analogia.
Nonno mio veniva “guidando” il mulo a casa mia, con la scusa di venire a “requete” (controllare) mi veniva a prendere per stare insieme. Sapete, mi chiamavo come lui e mica mi poteva far educare a gente “estranea” (l’unico “entraneo” era lui stesso). Veniva, faceva finta di fare… poi organizzava il viaggio a guida autonoma: sistemava la panca sul carretto, mi metteva accanto, ci mettevamo la mantella addosso e davo l’ordine al mulo in latino: “iii” (andare). E il mulo faceva la fatica di partire, poi si assestava e si camminava. Doveva tornare a casa e sapeva quale strada fare. Nonno allora, accertato il passo, controllata la mia sicurezza si faceva cullare dal tempo perso di quel viaggio e si assopiva, con sicurezza per l’abs, la frenata autonoma e il correttore di corsia del mulo. Il tempo di quel viaggio era figlio di pochi chilometri, ma di tanta pazienza. Oggi ci arrivi da qui a Milano, ma di passo piano a noi interessava il passo. Perchè si dormiva un poco e si cantava de “la ciociara che fa a Caserta, co na ciocia rotta e n’atra sfonnnata”.
“Ma nonno, dove sta Caserta?”. “Non lo saccio, ma sarà lontano ca nu iamo piano”. Ci andiamo nonno?” E lui “piano, piano”. Non ci siamo mai andati, sarò stato per lo stato delle ciocie, una rotta e l’altra sfondata.
E senza colpo ferire, senza mai toccare le briglie nonno dava l’ordine secondo dopo iiii, che era ooooo. E il mulo si fermava, nonna era già la che sia mai toccassi terra. Gli angeli non toccano la polvere e io per loro ero anche di più.
Però testimonio il vero: nonno Lillo aveva inventato la guida autonoma e per complice nell’invenzione aveva un mulo. Agli ordini di andare e di fermarsi si aggiungeva quello della sosta che era il più bello, quasi cantato: “poggiaaa moroo”. e il mulo si sostava nel ciglio della strada: imparai che la parola doma la forza.
Nella foro nonno Lillo l’inventore della guida autonoma. (E’ l’unica foto di nonno che ho, quindi la faccio girare che se non ci citiamo tra noi, chi ci citerà mai? Insomma la foto di Lidano Grassucci)


