Le storie/ Complice

Le storie/ Complice

18 Marzo 2021 0 Di Lidano Grassucci

Complice. Parola losca se chi la pensa immagina il mare e il raggiro. La sorte delle parole è figlia di educazione, quella indicazione che prende un bimbo, una bimba, e li fa perfettamente vuoti, ma innocui al resto del mondo, nel mondo. Ma capita che ci siano educazioni capovolte, eresie che fanno tratturi e non la via. Cose che diventano jazz nella sua improvvisazione. Allora complice diventa come una solidarietà contro la banalità e non c’è losco, ma percorso.

Due cercatori di vita si incontrarono sulla via per Gerusalemme. Uno doveva capire perché lì Dio si fosse fermato ad indugiare, l’altro si domandava perché per quel posto ci fosse tanta passione e babele di lingue. Erano così diversi che nessuno poteva immaginarli percorrenti lo stesso tratto di via. Una storia di quando si camminava a piedi e il fiatone della fatica faceva camminare senza parlare, ma riflettere sul creato.

Alla stazione di posta si fermarono a respirare, a bere acqua e vino, a mangiare pane. Ciascuno si sentì libero di dire perchè era lì, nessuno convinse l’altro, non era una gara. Qui il segreto: i complici non debbono dimostrare, ma mostrarsi l’uno all’altro con la mano nella fatica, con il sorridere quando il tempo è felice.

Dicono che li hanno visti partire in un silenzio fittissimo, la bisaccia piena di domande e la borraccia piena di risposte che mettevano nuova sete.

Si sentiva solo il loro passo, direzione levante