Giacinto Aurilio, l’uomo che salvò le statue del Palazzo M

Giacinto Aurilio, l’uomo che salvò le statue del Palazzo M

28 Marzo 2021 0 Di Emilio Andreoli

A Latina di monumenti storici ce ne sono ben pochi e quei pochi, dopo l’epoca fascista, stavano pure per essere distrutti. Certo La città è giovanissima ed è normale che abbia poche opere monumentali, tuttavia, tra le più importanti figurano le due statue che dominano, in prima fila, i giardini del Palazzo M. Sono le “madri rurali”, simbolo della nostra terra dopo la bonifica integrale dell’Agro Pontino. Facevano parte del gruppo delle quattro statue che originariamente erano poste nel piazzale antistante la “Casa del Contadino” dove ora sorge il grattacielo Pennacchi. Le due statue, dopo l’abbattimento del monumentale edificio, gioiello architettonico razionalista, rimasero abbandonate in un casale di campagna, sotto il fango, a Cisterna. Grazie a Giacinto Aurilio, politico e intellettuale dell’epoca, al sindaco Guido Bernardi e al direttore della biblioteca Giuseppe Filippetti, le statue vennero salvate.

 

Era ottobre del 1968 quando andai ad abitare in Corso della Repubblica, e la prima immagine che mi colpì della nuova casa fu, affacciandomi alla finestra, la vista del Palazzo M e delle due maestose statue. Di notte erano ancora più affascinanti, bianchissime e illuminate a giorno da due potenti fari. Per me sarebbero diventate compagne e complici dei miei giochi, perché quando giocavo a nascondino, con i miei amici, mi arrampicavo su di loro per nascondermi.

Non conoscevo la loro storia, però avevo notato che a una mancava una mano e sul basamento vi erano dei fori equidistanti, probabilmente provocati da una mitragliatrice, così mi aveva detto un mio amico più grande, e quindi realizzai che anche Latina aveva vissuto la guerra. Sulle due statue cominciai però ad approfondire molti anni dopo, quando mi appassionai alla storia della città.

Negli anni le vidi nel loro lento degradare, la notte non erano più illuminate e quando mi affacciavo quasi avvertivo la loro tristezza, un abbandono totale. Erano diventate gialle e stavano annerendo pian piano. Qualcuno mi disse che avevano il cancro del marmo e quindi senza speranza. Insomma le “madri rurali”, dopo quella notizia, le avvertii ancora più umane.

Le “Madri rurali” a sx “La portatrice di pane” ad dx “La madre prolifica” (foto del 2018)

Il giallo della mano ritrovata

È il 13 novembre del 2003, quando Mimmo Zerella, esperto in antifurti, viene chiamato per smontare il sistema di allarmi della ditta Damiani che deve trasferirsi. In mezzo ai detriti di un edificio demolito scorge una mano di marmo. Chiede all’uomo che manovra la ruspa di fermarsi per poter prendere quel reperto, ma il direttore dei lavori glielo impedisce perché troppo pericoloso avvicinarsi a quella montagna di sassi.

Il mucchio di detriti dove è stata ritrovata la mano di una delle “Madri rurali”, foto e appunti di            Mimmo Zerella

Ma Mimmo non è uno che si arrende facilmente, e la sera del 15 novembre torna con due suoi operai e la raccoglie. Pesa più di novanta chili e si accorge subito che quella mano di marmo è un reperto importante. Gira per la città e il giorno dopo, passando davanti al Palazzo M, si rende conto che a una delle due statue manca proprio quel pezzo che lui ha raccolto e che, probabilmente, se non lo avesse fatto sarebbe andato perduto.

Il 14 gennaio del 2004 fa partire due raccomandate al sindaco e all’assessore, ma non riceve risposta. Riceve però la visita di due finanzieri che vogliono il reperto, ma lui dice loro che glielo darà solo se per iscritto dichiareranno di sistemarla sulla statua in quattro mesi. La mano girerà negli scantinati del Palazzo M, manco fosse quella della famiglia Addams. A oggi è comunque al sicuro, dopo diciassette anni, in attesa di essere riattaccata.

 

La storia delle statue abbandonate e ritrovate da Giacinto Aurilio

Torniamo un attimo indietro al 4 dicembre del 1938, il giorno dell’inaugurazione della Casa del Contadino, un edificio disegnato dall’architetto Florestano Di Fausto. Insieme al quartiere Nicolosi rappresenta il razionalismo nella città di Littoria. Ci sono quattro imponenti statue, lungo la parte anteriore della struttura. Le opere sono state eseguite dallo scultore romano Ulderico Conti e rappresentano: “La portatrice di pane”, “La madre prolifica”, “Il seminatore” e “Il rurale al lavoro”.

La Casa del Contadino con le quattro statue

Durante la guerra la statua del “rurale al lavoro” andrà distrutta dalle cannonate e l’edificio seriamente danneggiato. Nel dopoguerra verrà ristrutturato e ospiterà uffici, palestra di boxe, rifugio per gli sfollati e scuole. È di proprietà del demanio e il comune non intende riscattarlo, quindi sarà venduto ad un privato e il gioco è fatto. Quello che non è riuscito a fare la guerra lo farà nel 1963 un costruttore, Cesare Pennacchi, che butterà giù uno dei pezzi più pregiati della città di fondazione per costruire un grattacielo, simbolo di modernità di cui il centro di Latina non ha certo bisogno, visto il territorio disponibile al di fuori della circonvallazione.

Nell’immagine del 1963, la distruzione della Casa del Contadino e l’inizio della costruzione del grattacielo Pennacchi

E le statue che fine hanno fatto? Il seminatore verrà acquistato dall’imprenditore agricolo Imo Galanti e le madri rurali sparite. Siamo nel 1964 e la nuova amministrazione guidata dal sindaco Guido Bernardi, di origine setine, dimostra un’altra sensibilità verso la città rispetto alle precedenti amministrazioni. Tra i suoi consiglieri spicca Giacinto Aurilio e la sua storia merita un approfondimento.

Il professore Giacinto Aurilio 1925-1996

Giacinto Aurilio, classe 1925, di origini siciliane, giunge a Latina insieme alla moglie Palma nel 1961. Sono entrambi insegnanti, lui di matematica e fisica e lei di latino e greco. Giacinto si innamora subito della nuova città e inizia anche un percorso politico nella Democrazia Cristiana. Diverrà consigliere, poi assessore alla Pubblica Amministrazione e vice sindaco, sarò anche il primo presidente dell’associazione dei presidi di Latina, e capo gruppo della Democrazia Cristiana.

Manifestino della campagna elettorale 1970 di Giacinto Aurilio

Nelle due legislature farà terminare la costruzione di diverse scuole, soprattutto nei borghi, e darà il via a molte altre, tra queste il liceo classico Dante Alighieri. Giacinto è un uomo di grande cultura, un intellettuale e ci tiene che Latina abbia una sua identità. Inizia così la ricerca delle statue perdute, si reca dall’imprenditore Imo Galanti e gli chiede se fosse disponibile a rendere alla città la statua del seminatore, Galanti con signorilità risponde di sì (questo avverrà cinquant’anni dopo).

Articolo del quotidiano il Tempo, ottobre 1965

Dopo varie ricerche il professor Aurilio riesce a trovare le due statue, insieme al direttore della biblioteca Giuseppe Filippetti e a un vigile urbano, in una casa colonica di Cisterna di proprietà di Pennacchi. Quello che si presenta davanti ai loro occhi è orribile, le “madri rurali” sono a terra sommerse dal fango. L’imprenditore si giustifica asserendo di aver più volte esortato la precedente amministrazione ad acquistare le due statue, ma qualcuno gli aveva risposto che si trattava di opere fasciste e il comune non sapeva che farsene.

Incontro Silvio Aurilio, figlio di Giacinto, siamo amici da una vita, ma non ci incontravamo da parecchi anni. Siamo uniti da un dolore comune, la perdita di un caro amico, Gianni Pugno, avvenuta più di quarant’anni fa. Vorrei tanto abbracciarlo, ma questa cazzo di pandemia non me lo consente. Di suo papà dice:

 

Mio padre amava questa città e ricordo che da bambino, quando passeggiavo con lui sotto i portici, si girava sempre verso le statue e, con orgoglio, mi diceva che le aveva fatte recuperate lui

Ora le statue sono state impacchettate e presto inizieranno i lavori di restauro grazie ai fondi reperiti con l’ArtBonus:

Comune di Latina                                                                10.000,00 euro

Banca Popolare di Fondi, Imprese Associazioni onlus    9.400,00 euro

Comitato Salviamo le Statue                                               4.000,00 euro

Privati cittadini                                                                          930,00 euro

Da aggiungere la perizia della restauratrice Pina Naitana, donata dall’associazione “Mi chiamo Littoria”

Una tenera immagine di Giacinto Aurilio con i suoi figli, Gianfranco, Silvio e Marinella

Speriamo di poterle rivedere splendere come tanti anni fa, la buona notizia è che pare non abbiano il cancro del marmo. Una cosa vorrei suggerire a chi inaugurerà le statue restaurate, quella di invitare per l’occasione i figli del professor Giacinto Aurilio perché senza di lui le “Madri rurali” sarebbero andate perdute per sempre: Silvio è un affermato avvocato, Gianfranco bancario, ma anche poeta, scrittore e mio ex compagno delle medie, e Marinella professoressa al liceo classico Dante Alighieri.

Ringrazio, oltre la famiglia Aurilio, Giammarco Montemurro, Mimmo Zerella e Fabio D’Achille.

Nella foto di copertina, articolo del quotidiano il Tempo del 24 ottobre 1965