Donatella Galeotti e quella generazione che si fa sempre più sola

Donatella Galeotti e quella generazione che si fa sempre più sola

13 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Nessun uomo è un’Isola,

intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente,

una parte della Terra.
Se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare,

la Terra ne è diminuita, 

come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.

Ogni morte d’uomo mi diminuisce,

perchè io partecipo all’Umanità.

E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana: Essa suona per te.

Ernest Hemingway

 

 

Vivere in una piccola città ti semina di piccoli ricordi che non si cancellano, ma restano per tornare. In una città piccola finisci per incontrarti, uno ad uno, magari solo sfiorarti. Poi c’è la condivisione per età, stesse scuole, stesso tempo, stessi percorsi stradali.

La città è piccola e come in una stanza stretta le vite si toccano, anche solo per caso. Ma? Ma intorno senti le assenze dopo che nella vita sono state discrete presenze.

Quando mi hanno raccontato della scomparsa di Donatella Galeotti, ho pensato agli anni come i miei e mi sono “coinvolto” per anagrafe, poi ho visto la foto. Le foto fermano il tempo al tempo della foto e allora ho ricordato quella ragazza con i capelli tanti e rossi. Una montagna di rosso, da ragazzo guardi le ragazze nella loro originale e unica particolarità. Devi farti una idea del mondo e te la fai per eccezionalità, come quei capelli rossi.

Scopri così che quella condivisione anagrafica è stata condivisione di vita nella medesima città, che la città era anche da quella presenza ed improvvisamente di accorgi di una assenza.

Ti accorgi che la tua città sta, lentamente, passando la mano ad un’altra città che tra breve non sarà più tua. Perché la città sono le persone che, come te, con te, l’hanno indossata.

Passato da lontano davanti la chiesa dove si celebrava il saluto ed ho capito quella campana che suonava anche per me.