Elezioni a Latina, le panchine nel mio programma di non sindaco

Elezioni a Latina, le panchine nel mio programma di non sindaco

19 Maggio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Non candidandomi a sindaco ho il dovere di fare un “non programma” dettagliato. Già il principio di fare le giunte, e i consigli comunali, itineranti nei bar mi pare una “logistica” rivoluzione. Certo i fegati degli amministratori ne avranno nocumento, ma vuoi mettere l’allegria, l’allegrezza?

Detto questo passerei alle infrastrutture. Disseminerei di panchine comode gli angolo della città: panchine a tre possibilità. Quella prima per far  “rifiatare” il viandante stanco, o soltanto a chi vuol guardare chi passa di li per non pensare. Una seconda a chi vuole stare con se stesso e sentire la sua musica al fresco, il suo libro con il vento che sfastidia le pagine, con il suo silenzio che viene come può riservato tra la gente. Poi la terza per chi usa baciarsi discretamente per come se la sente. Panchine colorate, accanto ad alberi che fanno ombra, fontanelle per berci sopra e quando fa afa lavarcisi la faccia. Insomma panchine semplicemente per far sedere la gente che se si incontra può anche dialogare direttamente.

Farei una città con una squadra di operai comunali addetti a manutenere questa “infrastruttura della mente”. Poi troverò i fondi per farlo nella “ricostruzione” o nella “resilienza”, ma sempre antidoto alla negligenza.

Toglierei dal simbolo della città la torre che è da scalare e metterei la panchina su cui ci si può accomodare.

Vi par poco? I greci in questo “fare niente”, a “tempo perso”, hanno inventato una cosa che si chiama democrazia. Noi qui potremmo contribuire ad una vita diversa, magari solo più divertente.

Ed è un passo necessario del mio non programma nella mia non candidatura per la città che si potrebbe sognare.

 

Nella foto: Michael Jakob, Sulla panchina