I fratelli Scibilia, dalla Sicilia a Littoria
23 Maggio 2021 1 Di Emilio AndreoliA Littoria, negli anni trenta, non arrivarono solo dal Veneto, dal Friuli Venezia Giulia e dall’Emilia Romagna, tanti arrivarono anche da altre regioni d’Italia. Mentre i primi si sistemarono nei poderi a loro assegnati, gli altri dovettero adattarsi, perché non era facile trovare una sistemazione in una città in costruzione. I primi edifici di Littoria servirono soprattutto agli impiegati e ai tecnici, infatti in quelli di fondazione, ancora oggi, sono ben visibili le scritte INCIS, INA, INAIL… Anche per il commercio, le botteghe disponibili erano veramente poche. In compenso c’erano le bancarelle del mercato che, settimanalmente, riempivano piazza XXIII Marzo (Piazza della Libertà) e ancor prima Piazza del Quadrato. E poi c’erano i chioschetti e i carretti, ogni posto era buono per fare commercio. Francesco e Antonio Scibilia arrivarono dalla Sicilia, e anche loro avviarono delle attività.
Littoria appena fondata offriva solo qualche bottega, un paio di bar e un ristorante, ma poi il martedì c’era il mercato e non bastava una piazza a contenere le tante bancarelle. Gli ambulanti venivano soprattutto dai paesi vicini. Gli abitanti crescevano giorno dopo giorno e con l’edificazione delle case popolari, nel 1934, ci fu maggiore impulso commerciale. Qualcuno girava per la città con il proprio carrettino, come Michele Pacifico che vendeva il pesce, Pasquale Pettinicchio le mozzarelle, Gigi Cicconi (fondatore poi del Polo Nord) i gelati.

1952 viale Mazzini, sulla sinistra il chioschetto di Francesco Scibilia accanto al mercato coperto appena costruito. (Foto da Gianmarco Montemurro)
Aprirono anche dei chioschetti fissi, il primo fu quello delle case popolari, ancora oggi in attività, in via Emanuele Filiberto, poi ne aprirono un altro quasi di fronte, all’angolo della circonvallazione. Ce ne era uno anche in Piazza del Popolo sotto il palazzo dell’Intendenza di Finanza all’inizio di Corso Matteotti. Nei primi anni cinquanta ne aprì uno Francesco Scibilia, accanto al mercato coperto appena costruito, per intenderci lato opposto all’attuale Bar Valery ex Bar Bonanno. Dei chioschi non posso dimenticare quello dei giardinetti, di fronte la pista di pattinaggio.

Il chioschetto di Francesco Scibilia visto dal marciapiede dell’Intendenza di Finanza
Francesco e Antonio Scibilia
Entrare nelle storie delle persone e immaginare la città che non ho conosciuto mi emoziona. I racconti mi avvolgono e trascinano e sembra quasi di udire il rumore in quelle strade, ancora non del tutto asfaltate. Il rumore dei carpentieri, ma anche quello degli zoccoli dei cavalli, di qualche motocicletta e delle corriere da cui scendono persone che si guardano intorno per capire un po’ di quella città nuova, che hanno solo sentito nominare e dove si parlano decine di dialetti.
Ecco, mi immagino così la scena dei due fratelli Scibilia che dalla Sicilia sono arrivati a Littoria. Avrei voluto provare le loro stesse emozioni, mentre scendono alle vecchie autolinee di Corso Vittorio Emanuele III (Corso della Repubblica). Forse un po’ tristi per aver lasciato il loro paese, ma sicuramente carichi di speranza. Prendendo in prestito il titolo del documentario di Gianfranco Pannone, per loro deve essere stato come giungere nella “Piccola America”, perché Littoria rappresentava un’opportunità per tutti.
Francesco e Antonio Scibilia nascono a San Pier Niceto, un paesino in provincia di Messina. Francesco classe 1908 e Antonio 1911. Sono già adulti quando decidono di lasciare la Sicilia nella metà degli anni trenta, stanchi delle poche opportunità che la loro terra offre. Sentono più spesso parlare di una città nuova dove il lavoro non manca e quindi partono per Littoria. Francesco è più spigliato, più portato per il commercio, Antonio invece ha le mani d’oro perché sa riparare un po’ tutto.

Anni ’50 il Bar Italia di Francesco Scibilia in via A. Diaz adiacente Piazza del Popolo
Due caratteri molto diversi, ma proprio per questo vanno d’accordo e si vogliono un gran bene. Francesco rileva il Bar Littoria, in via Armando Diaz, accanto al cinema Dell’Aquila, oggi libreria Feltrinelli ex Standa. Antonio invece, nel 1935, viene richiamato dalla Marina Militare e parte per la guerra d’Africa fino al 1936. Nel 1939 viene nuovamente richiamato alle armi a combattere la guerra di Libia dove si farà onore e verrà anche gravemente ferito, in più parti del corpo, nella battaglia di Tobruch. Otterrà il congedo dall’ospedale militare “Putti” di Bologna il 20 dicembre del 1943.

1943 Antonio Scibilia al centro, in uscita dall’ospedale militare di Bologna, dopo il grave ferimento nella battaglia di Tobruck (Libia)
Antonio per il suo valore in battaglia viene decorato per ben tre volte con la “Croce al Valor Militare”, per aver combattuto anche in Grecia e partecipato a pericolose azioni di guerra all’interno di un sottomarino. Ma ormai per lui la guerra è finita, tornato a Littoria trova però la famiglia sfollata a Sermoneta, perché in città il fronte è troppo vicino. Dopo la guerra dovrà rimboccarsi le maniche perché nel 1945 nascerà il suo sesto e ultimo figlio. Francesco invece dovrà cambiare nome al bar, non più Bar Littoria, ma Bar Italia, ormai siamo a Latina e le cose stanno cambiando.

“Croce al Valor Militare” di Antonio Scibilia per il coraggio dimostrato in guerra, come si legge al centro del documento
Nel 1952 apre il mercato coperto e accanto, all’angolo tra via Carducci e viale Mazzini, decide di aprire un chioschetto “Il Bar delle delizie”. Tanto il suo Bar Italia andrà giù, per far posto al progresso… sta per arrivare “La Standa”, il primo supermercato della città. Nel frattempo Antonio apre una pasticceria in Piazza della Libertà dove ora ci sono le due ultime vetrine del Bar Di Russo, per andare ai giardinetti. La terrà solo qualche anno per poi dedicarsi alle riparazioni alle quali è più portato. Invece Francesco sposterà il chioschetto in Piazza Dante, di fronte la fontanella, all’angolo di viale Mazzini con viale Don Morosini.

Francesco Scibilia nel Chioschetto in notturna
Il racconto di Elio Scibilia, classe 1945, che tutti chiamano Antonio come il papà
Come mai tuo padre chiuse la pasticceria?
“Mio padre non era portato per il commercio come mio zio Francesco. Dopo aver chiuso la pasticceria andò a lavorare nella fabbrica di avvolgibili della famiglia Martelli, senza tralasciare però l’altro suo lavoro, quello delle riparazioni delle macchine del caffè e dei frigoriferi nei bar. D’altronde aveva sei bocche da sfamare, più quella sua e quella di mia mamma. Ha sempre lavorato tanto e devo dire che non ci ha mai fatto mancare nulla. Lo ricordo sempre elegante con il suo Motom 48 che ancora conservo gelosamente. Lavorò anche nella fabbrica di mobili dei Cucchiarelli, quelli del Key . Fu il suo ultimo posto di lavoro”
E di tuo zio Francesco cosa mi dici?
“Mio zio, come mio padre, è stato un grande lavoratore, l’unica sua distrazione era la bilancia che aveva a Rio Martino dove amava rilassarsi pescando con i suoi amici. Il suo chioschetto era un luogo mitico, era frequentatissimo e poi lui con la gente ci sapeva fare davvero, e pure la moglie, mia zia Lina, era molto brava, il successo del chioschetto era anche merito suo. Nei fine settimana andavo a dargli una mano per guadagnarmi qualche lira. Portavo i caffè al mercato e in giro per il quartiere, più ne portavo e più guadagnavo. A Latina c’era lavoro per tutti a quei tempi. Io ho tre figli, ma due di loro sono dovuti andare via, il lavoro lo hanno trovato altrove e lo dico con tanta amarezza”
Come mai tutti ti chiamano con il nome di tuo padre?
“Non lo so nemmeno io, è da quando sono ragazzino che mi chiamano Antonio, forse somigliavo tanto a mio papà ”

Elio Scibilia nel chioschetto dello zio Francesco
Francesco Scibilia morì nel 1979 e la moglie Lina cedette il chioschetto nel 1980, non avendo più la forza di mandarlo avanti da sola. Antonio invece, morì nel 1982. Ho voluto raccontarvi la storia di questi due fratelli che hanno fatto parte della nostra prima comunità, perché sono stati due grandi lavoratori che qui hanno trovato la loro opportunità, opportunità che vorrei avessero anche i nostri ragazzi in questa città.
Ringrazio l’amico Gianluca Scaramella per avermi messo in contatto con Elio, anzi con Antonio, il figlio di Antonio.
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Info sull'autore
Nato a Latina, giornalista, scrittore e blogger, ha pubblicato diversi libri di narrativa, cronaca e biografici. Fondatore del gruppo Facebook più seguito della città: “Sei di Latina se la ami” e un altro dedicato all’arte: “Cultura pontina”. Ha sempre coltivato la passione per il giornalismo. Il suo motto: “Si invecchia quando si smette di sognare”.



Grazie per questi spaccati di una Latina che non c’ e’ più, e che pochi conoscono.Io arrivata nel1972 a Latina non ho capito il fascino di una Città ancora giovanissima.Ora,ma è tardi,la rimpiango.