Festival Pontino, il Quartetto Piermarini affascina il pubblico di Ninfa

Festival Pontino, il Quartetto Piermarini affascina il pubblico di Ninfa

7 Luglio 2021 0 Di Luca Cianfoni

Secondo appuntamento del Festival Pontino del Campus Internazionale di Musica, in una nuova location messa a disposizione dal Giardino di Ninfa: il Quartetto Piermarini affascina e stupisce.

Il Quartetto Piermarini inaugura la nuova location dei Giardini di Ninfa

Dopo il primo concerto del Festival Pontino di Musica, in cui Mario Caroli e Pietro Ceresini hanno riempito di note la Piazza d’Armi del Castello di Sermoneta, domenica 4 luglio è stata la volta del Quartetto Piermarini, che ha inaugurato il nuovo spazio all’aperto dedicato ai concerti del Giardino di Ninfa. L’area verde, posta al fianco di un laghetto secondario dell’area naturalistica pontina, è diventata un palcoscenico naturale per le serate dei concerti del Festival Pontino di Musica, che qui svolgerà anche altri concerti. Il Quartetto Piermarini infatti era posizionato sotto alcuni alberi che sembravano creare un abside naturale che accompagnava il suono verso la platea. Lo spettacolo del Giardino di Ninfa al tramonto è aumentato nel corso della serata quando, calato il sole, le luci hanno cominciato a illuminare i musicisti e il loro sfondo, donando alle note di Mendelssohn e Beethoven una magia ulteriore.

Il Quartetto per archi n. 2 op. 13 di Felix Mendelssohn

Ascoltando il programma proposto dal Quartetto Piermarini nella location del Giardino di Ninfa, non si può fare altro che confermare l’opinione di Brahms che riteneva questa forma musicale il genere nobile per eccellenza, adatto per la contemplazione della musica. La composizione di Mendelssohn, che si apre con un breve tema lirico, alterna grandi momenti di dolcezza e malinconia a momenti più concitati e dinamici. Nel II movimento, la maestria del compositore tedesco si rivela nella scrittura a canone eseguita dagli strumenti, bravura che il frinire delle cicale, hanno provato in qualche momento a offuscare, ma senza riuscirci affatto, poiché lo spettacolo di questo quartetto en plein air era troppo grande.
L’intermezzo, inizia introducendo il pubblico in un’atmosfera tolkieniana fino a diventare quasi un divertimento; mentre i due violini di Duccio Beluffi e Andrea Pecolo scambiavano tra di loro il materiale musicale, la viola di Cesare Zanfini con il violoncello di Beatrice Pomarico sostenevano in maniera egregia le due voci principali. Il IV movimento, iniziato con un lugubre strappo vigoroso alla trama sonora procurato dal violoncello, dalla viola e dal secondo violino ha aspettato pazientemente l’intervento del primo violino, che ha riportato equilibrio alla sonorità del quartetto. Infine, Duccio Beluffi, si è lanciato in un solo e riprendendo il tema iniziale, ritardandolo e infine facendolo vivere di un nuovo respiro, ha chiuso, insieme al resto della formazione, l’opera di Mendelssohn come in un cerchio.

Il finale con Beethoven e il quartetto “Razumowsky”

Anche questa composizione del maestro di Bonn, inizia con un’introduzione lirica, molto diffusa, con ampi accordi tenuti benissimo dal Quartetto. Il primo tema, puntato è introdotto dal primo violino che durante tutta la composizione concorre e gareggia in bravura e tecnica con il violoncello di Pomarico. La dialettica tra i due strumenti agli antipodi del timbro sonoro, si ripropone nel II movimento, quando il violino di Beluffi enuncia un tema ascendente ricevendo una risposta assai assertiva dal violoncello. Nel bel mezzo della contesa tra i due, arriva una delle grandi protagoniste della serata – alcune volte occulte per via del preziosissimo lavoro di accompagnamento e di puntellamento della trama sonora complessiva -, la viola di Zanfini, che introduce un materiale tematico melanconico, stemperato dal tema del violino che dalle tenebre della malinconia riporta il sereno. L’ultimo movimento è spettacolo puro per occhi e orecchie, con la viola che avvia un fugato, seguita prima dal secondo violino, poi dal violoncello e infine dal primo violino, in un trionfo di tecnica e magia del contrappunto, che ha creato, nell’incantevole cornice del Giardino di Ninfa, nuove polifonie umane e naturali.

 

Foto di copertina di Roberto Terelle.