Il telefono solo… nostalgica della parola
11 Luglio 2021Ho visto un telefono solo, sì un telefono di quelli che stavano negli angoli di strada e facevi la fila per “parlare”, cercavi “come parlare”, avevi il “bisogno di parlare”.
Quelli che se riuscivi ad avere la fortuna che dall’altra parte ci fosse una voce, una voce. Ora è solo, opaco è il plexiglass che la protegge, ora… nessuno va a telefonare. Ora è come una porta che nessuno apre, ora è come un osso lungo di un animale preistorico, ora è muto come un popolo che ha perso la ragione di stare insieme e quindi non c’è niente da dire.
Ti telefonai, c’era una fila di persone che voleva fare la stessa cosa, ma io indugiavo a dire cose arcane, strane, solo per sentire la tua voce o il piacere del tuo silenzio quando ascoltavi.
Un telefono in mano, in un angolo di questa città così stretta da essere larghissima e vuota.
Il telefono è lì, dimenticato da un mondo che forse non ha niente da dire.
Risuona in questa mia malata sensazione di stare qui una canzone che ricorda, concorda, accorda, discorda in cose di questo mondo
Se telefonando io potessi dirti addio
Ti chiamerei
Se io rivedendoti fossi certa che non soffri
Ti rivedrei
Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta
Ti guarderei
Mina, Se telefonando
Ho visto un telefono solo, solo nella mia solitudine che non è diversa dalla tua, dalla sua, da quella di un gatto sul balcone.
Un telefono solo e non ho più il numero, ora i numeri non ci sono più e non ricordo nulla, nulla.
Un telefono solo… metto le mani in tasca ho mille cose nella memoria di un telefono così piccolo da essere di voci piccole, piccole e armonie del tutto diverse
Lo stupore della notte spalancata sul mar
Ci sorprese che eravamo sconosciuti io e te
Poi nel buio le tue mani d’improvviso sulle mie
Ma ci vorrebbe quel telefono grande ma è solo.
La chiamano nostalgia. O solo che c’è un altro mondo, un altro mondo, ed un telefono che mi porta sulla luna e poi di nuovo giù per riprovare con una stella.


