Il gigante e… la cantante. Atmosfere che non sai immaginare Tony Bennett e Lady Gaga

Il gigante e… la cantante. Atmosfere che non sai immaginare Tony Bennett e Lady Gaga

4 Agosto 2021 0 Di Lidano Grassucci

It’s the good life
To be free, and explore the unknown
Like the heartaches
When you learn you must face them alone
please remember
I still want you
And in case, you wonder why…
Well, just wake up
Kiss the good life goodbye…
Tony Bennet, The Good Life

 

Canta, si chiama Tony Bennett e canta come si faceva un secolo fa con la voce che avvolge, l’orchestra che muove i suoi tempi e… quando canta pare parlare a chi sta ad ascoltare come una canzone proprio per te e te non lo sapevi che era così. Tavoli con tovaglie importanti in ristoranti che hai visto solo nei film di Hollywood. Farà due concerti a 95 anni con Lady Gaga di mezzo secolo più giovane. Due vite, due canti, in un concerto dove contano le voci, forse una lirica leggera, forse quel canto di passioni incredibili, impossibili, oniriche.

Lui tiene la scena di mestiere, lui tiene la voce come fanno i maestri con la malta nelle chiese del rinascimento, lei segue con gli occhi, l’anima e… il pubblico grida “brava”, “bravo” . Che voce colloquiale, che musica che va di violini e fiati, maestro il piano dove ti consoli nel fumo denso di sigari cubani fumati da gangster che forse non vedranno domani, galantuomini galanti, ma con ferite sul viso. Donne che bevono sole il loro rum e si fanno cullare dal canto, e lui che guarda la ragazza che guardandolo non si imbarazza ma si fa vestire dalla sua voce, ricambiando sfrontata la cortesia.

Lui nel palco respira, lei nel palco ha fiato, il contrabasso pare un bimbo che fa dispetto alle voci. Il sax sa di jazz che non c’è ma lo senti lo stesso.

La voce che si alza, che che allunga, che avvolge.

Lei beve il suo whisky di buona qualità, ma lo beve con intensità. Lui distante chiede al cameriere in marsina chi sia la sua vicina, in fondo fa finta di stare lì per ascoltare. La canzone è sempre trascinata da perdute lacrime, da cieli di stelle, da amori che la mattina hai mal di testa.

La voce di lei, languide carezze, la voce di lui, vecchi ricordi. La sala ha il sapore di mare, se è New York, Los Angeles, Capri o la Costa azzurra che fa. Gangster che non sanno se domani saranno da qualche parti o vittime di conti che non quadravano sempre in un sogno americano di qualche italiano o della durezza di un duro irlandese. Ultimi ad appuntarsi il tempo, primi a piangere del canto che ha sempre un abbandono.

Cantano, una giovane donna ed un signore che ha la storia dentro. Cantano il tempo che fa il piano, la sisposta del sax, la prepotenza del contrabasso e i violini sono uno stormo di uccelli notturni in volo.

È la bella vita essere liberi ed esplorare l’ignoto
Come i dolori quando impari devi affrontarli da soli
Per favore ricorda che ti voglio ancora, e nel caso ti chiedi perché
Bene, appena sveglia, bacia la bella vita addio

Tony Bennett: The good life