Si può dire solo con la poesia. Allora è poesia
3 Settembre 2021Il mio rapporto con i poeti: senza disturbi ho digerito quelli greci, già per i latini iniziava a profilarsi un’ombra, sempre più netta e nera con il passare dei secoli. Mi autocito: “Se uno scriveva una poesia viveva nel terrore che qualcuno dentro casa gliela scovasse e ne desse pubblica lettura, esponendolo alla derisione comune. Bei tempi. Oggi i sentimenti vanno dichiarati in piazza, a ogni angolo ti spunta un poeta fino al giorno prima insospettabile. Una volta te lo rivelava dopo anni di confidenze. Oggi passi la vita a fuggire dall’ispirazione altrui”. Maria Corsetti, Doolin Street, Ed. ParavapoliS – 2005.
Un mio amico filosofo che chiede di rimanere anonimo, afferma: “La poesia la scrivi per la fidanzata”, per ottenere i favori di questa. Nello specifico le parole esatte sono state: “Perché te l’è da t…..”
Fedifraga a questo mio credo negli ultimi quindici giorni ho partecipato a tre incontri di poesia senza mai guardare l’orologio. A essere sincera, episodi analoghi mi erano già capitati una decina di anni fa.
Perché accade tutto questo, io l’ho attribuito all’inevitabile soglia della terza età.
Vado a un incontro a Villa Fogliano, relatore Angelo Favaro, il professor Angelo Fàvaro, a latere Renato Gabriele e Paolo Diliberto, due poeti contemporanei e di Latina, fauna dalla quale sarei fuggita in altri tempi. I versi sono letti da Elisabetta Femiano ed Edoardo Feola.
La poesia va letta ad alta voce, niente sussurri. E se lo dice Fàvaro deve essere proprio così.
Ripenso alle due serate che ho passato al Parco Vasco De Gama, una settimana fa, interpretando i versi di Maria Emilia Mari e Viviana Sposito, ripenso a com’è diverso leggere ad alta voce e ascoltarsi mentre si legge.
Aggiungerei che si è confusa la poesia con una serie di lamenti messi in rima. Direi che la poesia riesce a superare i posti brutti. Va letta nelle periferie, tra asfalto e macerie, in un silenzio che si fatica ad avere.
Troppo bello il Fogliano, non ha senso chiudere gli occhi. C’è un’anima profonda che pulsa in questo luogo, con quest’anima la poesia può dialogare ma non la può cambiare.
Poesia da poiein, fare, creare e quindi poiesis, produzione, poesia. È fare la poesia. Mai pensata una cosa così? E perché fare in poesia? Perché è poesia quando quella cosa non si poteva dire altrimenti che con la poesia. E questo è una notevole linea di confine tra il diletto nel frequentare l’arte e l’arte.
La scelta delle parole che non è lasciata al destino, ma è cercata, studiata, acconciata. Si può dire tutto con un “Sì” e non serve aggiungere altro, se è poesia.
Difficile scrivere di poesia, mi vengono meglio le invettive contro i poeti.
Trovare le parole per l’arte è impossibile. La poesia si narra da sé. Si può capire come leggerla e come ascoltarla. Tutto il resto può dirlo solo la poesia.
Nella foto: la lettura dei versi a cura di Elisabetta Femiano. L’evento POESIA È/E VITA” si è tenuto giovedì 2 settembre nell’ambito di Villa Fogliano 2021. Con Angelo Fàvaro, Roberto Gabriele e Paolo Diliberto. Letture a cura di Elisabetta Femiano e Edoardo Feola. A cura di Nazzareno Ranaldi.


