Elezioni/ Le radici politiche di Latina, altro che Littoria sono nel mercato americano
4 Settembre 2021Tutto ci mancava in questo angolo di mondo perduto anche se del mondo occupa il centro. Non ci si filava nessuno, poi cominciarono a venire dei ragazzi in Harley-Davidson, signore elegantissime in Alfa Romeo duetto che chiedevano “per il mercato americano?” . Il loro accento non era cispadano nella sua dolcezza, non era lepino nella sua durezza… erano stranieri che venivano qui a comperare cose usate, come che gli americani avevano deciso di lasciare e noi di riciclare.
Riciclare, rifare per nuove le cose passate. Nasceva da noi l’economia circolare, nasceva da noi la politica circolare anche se non lo sapevamo. Qui, nasceva quel sentimento che porta Damiano Coletta a proporsi per essere reindossato, anche se il suo è un usato fresco fresco, di solo 5 anni fa. Poi c’è Vincenzo Zaccheo che presenta capi datati come un buon barbera, con passaggi lunghi in cantina e una vendemmia che è già nostalgia.
Il tutto condito da miti “da mercato americano” come la fondazione, i vasi di Cambellotti anni trenta che starebbero bene nei gialli di Poirot, e il piacere di pantaloni a zampa di elefante.
Capimmo, con il mercato americano, che non potevamo usare collezioni nuove ma riciclare quelle degli altri sì. Ecco le terme da fare quando gli altri le chiudevano, i porti quando vanno gli approdi selvaggi, aeroporti che nessuno usa più ma a noi sembrano fighi, come le autostrade quando il mondo parcheggia le auto. Abbiamo le nostri radici politiche, sociali, culturali, nel mercato americano: noi riusiamo, non sappiamo creare ma ricreare.
Ben venuti nella città dove tutto è ieri, oggi è un attimo e domani non è dato sapere.


