Il fascino del potere: la meravigliosa metamorfosi dei 5 stelle
3 Dicembre 2021Negli ultimi quindici anni l’anti-politica ha avuto un nome ed un cognome in Italia: Cinque Stelle. Per lo meno, è il fenomeno anti-politico di maggior successo politico- elettorale (paradossi della democrazia rappresentativa) che si sia mai visto dai tempi dell’Uomo Qualunque.
Dove fallirono i Popoli Viola, i Girotondi e Forconi vari, i penta-stellati riuscirono. Sono entrati nella stanza dei bottoni, che poi non ha né i bottoni e nemmeno la stanza (Nenni dixit). Anche se, a dire il vero, sono stati gli avversari (che poi bellamente ci sono andati tutti al governo insieme) a tacciarli di anti-politicismo. Loro, se non ricordo male, si definirono fin da subito fenomeno o fatto politico. Magari populista, magari anti-partitico (invero non ho mai capito come possa esistere democrazia senza partiti) magari anti-casta, ma fatto politico lo volevano essere. Ovviamente rivoluzionario Siccome il destino oltre ad essere cinico e baro, ha parecchio senso dell’umorismo, i (fu) ragazzi di Grillo, dal 2018 ad oggi, hanno fatto tutto quello che avevano detto di voler combattere (sia chiaro è colpa degli italiani
che non hanno dato loro il 51 % dei voti). Hanno governato con i partiti che volevano asfaltare. Hanno scoperto il valore del garantismo (per quanto pro domo eorum). Hanno ribaltato alleanze in corso di legislatura. Stanno in un governo con a capo l’ex Presidente della BCE. Pretendono la loro quota-parte di posti in RAI. Hanno avallato il raddoppio dello stipendio di Sindaci ed Assessori. Da ultimo, col voto degli iscritti (ben il 72%), hanno accettato di aderire
distribuzione del famigerato finanziamento 2×1000 (una volta si chiamava finanziamento pubblico poi ha cambiato nome): quindi l’orrido obolo pubblico finirà pure nelle casse penta-stellate.
Una rivoluzione copernicana per chi era nato chiedendone l’abolizione totale. Come se Zeman domenica facesse giocare il suo Foggia con un 3-5-2 invece che con 4-3-3. Anche se sulla validità del voto in questione pesa un “refuso abnorme”. Nel quesito proposto hanno citato come norma di riferimento, invece del DL 149/2013 il DL 143/2013 che non esiste come decreto legge ma, a limite, come decreto ministeriale e che, comunque, c’entra col finanziamento ai partiti come Pillon col Gay-Pride. Se ne è accorto Roberto Tofanelli dalla Toscana che lo ha, con garbo, comunicato su Twitter. Tofanelli non è un grillino ma un sindacalista del SILF, il Sindacato dei Finanzieri (quelli della GDF). Questi della GDF, pure in abiti borghesi, si confermano sempre troppo fiscali. Vabbè. Trattasi, ovviamente, di un refuso che non altera la sostanza del quesito. Nessun rischio reale di annullamento del voto quindi. Poi, saranno pure cavolacci loro, visto che è una consultazione interna. A me, in ogni caso, da avversario convintissimo del Movimento (dal 2009), fa
molto piacere la Metamorfosi del 5 Stelle. Finalmente sono tornati a casa con noi maledetti ammiratori dei corpi intermedi, sostenitori del compromesso, pornografi delle alleanze impossibili. Manca solo un passo per renderla completa la Metamorfosi. Il prossimo anno si vota per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Pare voglia candidarsi pure Silvio Berlusconi.
Dal Vaffa-Day al Bunga-Bunga Day? Manco Kafka, nei suoi inferni senza senso, avrebbe potuto immaginare una trasmutazione del genere.


