Il fine vita, i diritti e la mia “educata” viltà

Il fine vita, i diritti e la mia “educata” viltà

3 Dicembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Sapete sono socialista e credo nella giustizia sociale insieme ai diritti individuali. Non credo in un divino che è padrone del destino ma che il destino è fatto da ciascuno nella sua libertà.

Quindi credo che decidere come finire la vita sia nelle possibilità di ciascuno.

Poi? Poi penso, ma io “ucciderei” uno che “sceglie di morire?”. “Staccherei la spina?”

Staccherei la vita?

E, se io non me la sento, come posso pensare che qualcuno se la sente? Sarà quella maledetta educazione siberiana delle mie donne pie, controriformiste, rigorosissime nell’insegnarmi il mondo dal lato della vita e non considerare mai la morte.

Io non riuscirei, non riuscirei ad essere io a chiudere una esistenza anche se so che questo è disonesto, vile, inopportuno. Guardare negli occhi un uomo che muore e comunque sia per mia mano.

No, no, non ne sarei capace, non ne sono capace. Quindi mi scontro tra un bisogno forte di ritenere il libero arbitrio come diritto e la “coscienza” che mi ferma, mi mette un confine e mi tormento, mi trovo inadeguato.

Capita che i miei vecchi atei fino al midollo, nel dolore bestemmiano Dio, nella disperazione invocano Dio.

Mio nonno Lidano era un orgoglioso contadino setino, non credeva ad altro che al suo lavoro, aveva mani di cuoio. Fu colpito da ictus e costretto a stare chiuso e fermo in una stanza. Come chiudere un gatto in gabbia, come legare un gatto. La notte lo sentivo chiedere “grazia”, chiedere di morire, che lui non viveva così. L’ho sentito invocare la morte disperato. Ho pianto tanto sperando che la sua richiesta di libertà non fosse esaudita.

Poi, poi la natura, Dio, il fato, lo hanno “graziato”, ma io. Ecco io mi sono disperato, era il primo affetto che finiva, era il più grande riferimento che andava via. Lui mi aveva fatto il primo discorso da uomo… a 12 anni mi ha preso e mi ha detto “mo su grusso, su omo, gl’omo po fa tutto puro radduce alle 4 della domano, basta che alle 5 s’arizza e va a fadia”.

Da allora cerco di rincontrarlo, non sono riuscito a staccare la spina dell’affetto. Non posso pensare che si possa fare non potendolo fare.

Ma capisco di essere sbagliato.