Giorno della memoria di chi ha già dimenticato
27 Gennaio 2022Oggi è il giorno della memoria. Già la memoria ma per ricordare cosa? In questo giorno si alienano le colpe, si va nei campi in Polonia come se il dramma fosse lontano, ma il dramma è qui. E si premette sempre: dopo un lungo viaggio, come se lo spazio lenisse le colpe.
Qui quando si decise, noi decidemmo, per razza e non per umanità, facendo “disgrazia” di italiani che stavano qui da secoli e secoli, noi quasi piu’ di noi, e molto piu’ di molto di noi. Quella memoria è per il silenzio di quella viltà non del popolo di Germania (che il dio degli uomini, se puo’, perdoni) ma di troppi in tutti i popoli, noi primi. La memoria non serve per vedere il cattivo che è altrove, ma per guardare l’io terribile che è in noi. Il popolo di Israele patisce, ma il suo patire non è patimento per ciascuno, ma è il simbolo di una umanità troppo zelante nel cercare omologazioni e incredibilmente crudele con la bellezza delle differenza. La giornata della memoria è l’interrogativo di quel noi che allora, ed ora, non dialoga curioso, ma uccide pauroso. L’ebreo errante è ogni non residente, è ogni ospite, è noi quando abbiamo vagato, è la ricerca di una Patria che è sempre perduta perchè il padre si perde sempre e lascia sempre i figli soli alla sua ricerca. Domani è il giorno della memoria, non vi sfugga che diranno di quanto erano cattivi gli aguzzini, ma nessuno vi dirà dei silenzi della gente buona, dei credenti zelanti, dei patrioti patriottardi. Vorrei dire a quanti spiegheranno ai ragazzi che erano cattivi i cattivi, che dovrebbero portali nel nei campi dove si piange la tragedia, ma per le via di Milano, di Parigi, di Berlino dove è nato quell’orrore nell’indifferenza egoista della gente. La memoria? E’ domandarsi dove è l’orrore che abbiamo dentro e non servono le ipocrisie fuori. Nei campi si fecero di uomini non uomini, ma quella “disgrazia” è nata nella grazia pia di qualcuno che si è sentito puro, puro nel suo parlarer, pregare, amare, giocare fino ad avere occhi di un solo colore. Domani, amici miei non guardate i campi ma guardate il mostro che abbiamo dentro, quei campi pesano su noi.
Il rabbino Di Segni al cimitero ebraico di Sezze


