Adriana Vitali Veronese racconta la sua storia e il dramma della guerra a Littoria
30 Gennaio 2022 0 Di Emilio AndreoliEra il 22 gennaio del 1944, quando gli americani sbarcarono ad Anzio e Nettuno. Littoria, che fino a quel momento era stata solo sfiorata dalla guerra, venne attaccata duramente. Le cannonate arrivarono dal mare, silenziose e subdole. Morirono diversi civili e la città fu quasi interamente distrutta. Ogni anno, di questo periodo, girando per la città, penso a quei giorni che fortunatamente non ho vissuto, ma l’avverto come una mancanza e allora vado a caccia di racconti, di testimoni di quel tempo. Qualche mese fa l’amico Antonio Stano, conoscendo la mia passione per la storia di Latina, fu Littoria, mi ha dato il contatto di una ex insegnante, scrittrice e poetessa, Adriana Vitali Veronese, che quei tragici momenti bellici li ha vissuti.
Questa passione per le storie mi ha portato a frequentare persone che hanno vissuto più di me e, dopo averle incontrate rimango ogni volta stupito perché persone speciali, soprattutto quelle che mi sanno donare emozioni e mi fanno sentire parte della loro storia. Questo è accaduto quando ho incontrato Adriana Vitali Veronese, donna sensibile e di grande cultura che porta senza peso i suoi anni, nonostante la vita non sia stata con lei sempre benevola.
È pomeriggio quando arrivo a casa sua, nel quartiere Littoria. Sì avete capito bene il “quartiere Littoria”, perché così si chiama l’interno della circonvallazione della nostra città, ma in pochi lo sanno. Il suo salotto è invaso da libri e le pareti tappezzate da quadri, e lei quasi si scusa. Io invece, in mezzo a tutta quella carta stampata, mi sento a mio agio. Dopo aver preso un po’ di familiarità mi mostra anche il resto della casa, in ogni angolo si respira aria di cultura. Dopo esserci seduti per iniziare la nostra chiacchierata decidiamo di allontanarci un pochino per liberarci dalle maledette mascherine, e mi appare un viso molto più giovane di quello che avevo immaginato.
All’inizio non è stato semplice gestire la personalità di Adriana, ho avvertito subito la sua voglia di raccontare. Per me che scrivo appunti con carta e penna, gestire quel fiume di parole è stato complicato. Poi piano piano sono riuscito a prendermi lo spazio necessario per condurre l’intervista, ma prima mi sono fatto mostrare i suoi lavori di scrittrice e i suoi tanti riconoscimenti, anche uno dal Giappone. Pubblicazioni molto interessanti, che spaziano dalle poesie, molto particolari, ai libri nati dal suo lavoro, quando insegnava ai bambini delle elementari.

Adriana Vitali Veronese con i suoi alunni delle elementari, mentre insegna una tecnica di scrittura, da questa esperienza saranno pubblicati diversi libri
La confidenza tra noi cresce man mano che il suo prezioso racconto diviene inchiostro per i miei fogli. Senza accorgercene siamo passati dal “lei” al “tu”. Mi confida che in famiglia non l’hanno mai chiamata Adriana, ma Miranda perché è il nome che le avrebbe voluto mettere suo padre. Le dico che la chiamerò Miranda e lei sorride e apprezza “È tanto che non mi chiamano così”. Ma andiamo a conoscere la storia di Adriana, testimone della guerra nella nostra città . I suoi ricordi li ha ancora vivi nella mente, anche se a quel tempo era appena una bambina.

La parte ribelle di Adriana Vitali
Adriana Vitali e la storia della sua famiglia
Adriana Vitali nasce a Velletri il 18 aprile del 1935 ed è la prima figlia di Umberto, arrivato a Littoria in bicicletta da Pisa, e Maria dal Veneto con la sua famiglia. Entrambi arrivati subito dopo la fondazione. Inizialmente Umberto trova lavoro come commesso nella farmacia dell’ospedale, condotta dal dottor Ruggieri, in piazza Savoia (oggi Piazza San Marco) e poi andrà a lavorare nel Comitato Provinciale Antimalarico. Per arrotondare, la sera va a staccare i biglietti nel cinema Dell’Aquila, quando poi chiuderà i battenti, negli anni cinquanta, andrà a fare la maschera al cinema Corso.

Adriana nel giorno della sua comunione con le due sorelle gemelle Liliana e Ivana
Dopo la nascita di Adriana, nasceranno Camillo e le gemelle Liliana ed Ivana. Abitano al secondo lotto delle case popolari, ma la vita per lei non è semplice. Già da piccolina deve aiutare la madre nelle faccende di casa e accudire i fratellini. Appena può si rifugia nella lettura in qualche libro per bambini che riesce a rimediare. Poco prima della guerra il suo primo grande dolore, il fratellino Camillo di due anni muore per una meningite fulminante.
Dopo la guerra finisce le scuole medie all’Istituto Tecnico “Vittorio Veneto” e poi frequenta l’Istituto Magistrale nei locali dell’ex Teti in via Duca del Mare. Si diploma brillantemente a soli diciassette anni e il suo sogno è l’università, ma Roma è lontana e il padre proprio non vuol saperne, non sia mai una ragazza che prende il treno e va da sola in giro per la capitale, troppo rischioso. E non trova neanche conforto da parte della madre che la vorrebbe accanto a lei per le faccende di casa. A malincuore deve rinunciare, anche se lei è una ragazza determinata. Dopo un concorso entra subito di ruolo come insegnate nelle scuole elementari. Insegnerà in diverse scuole dell’Agro Pontino.

Foto di famiglia davanti alle case popolari
Adriana e Valerio
Nel 1952, a una festa, conosce un ragazzo che si è appena laureato in legge, si chiama Valerio Veronese. A causa della gelosia del padre esce poco ed è sempre controllata. Solo due anni dopo si fidanzeranno e nel 1956 si sposeranno. Valerio nel frattempo è già diventato un apprezzato avvocato e si occupa pure di politica. Quando nel Partito Socialista Italiano avviene la scissione e si forma il Partito Social Democratico lui seguirà quest’ultimo guidato da Giuseppe Saragat, che diverrà suo grande amico.
A Latina Valerio verrà eletto consigliere e poi diverrà pure assessore. Nonostante gli impegni politici, continua la sua professione di avvocato e sarà protagonista in clamorosi processi, come quello del crack della Cassa di Risparmio di Latina, ma anche quello del delitto della signora Calzati in Piazza Roma. Sarà con grande fatica etica, difensore di Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo. L’ultimo impegno professionale dell’avvocato Valerio Veronese, nel quale sostiene la parte civile, sarà quella del delitto di Rossella Angelico avvenuto il 9 novembre del 1985.

1956 Adriana Vitali e Valerio Veronese sposi
Valerio morirà il 27 giugno del 1987 all’età di cinquantotto anni, lasciando un grande vuoto nella famiglia e nel foro degli avvocati di Latina dove diverrà uno degli indimenticabili. Adriana, dopo la morte del marito, dedicherà anima e cuore ai suoi figli, Giuseppe ed Emanuela, ai suoi piccoli alunni e alla scrittura che le porterà molte soddisfazioni. Purtroppo per lei i dolori non sono finiti. Diversi anni fa è venuto a mancare anche il figlio Giuseppe, anch’egli apprezzato avvocato che tutti chiamavano Pino.
Adriana e la guerra a Littoria

Adriana va a sposarsi, alle sue spalle il rifugio antiaereo che lei ha conosciuto bene durante la guerra
Adriana cosa ricordi della guerra?
“Anche se ero solo una bambina di nove anni, ricordo tutto di quel drammatico periodo. La guerra ti fa crescere più in fretta. Il primo episodio avvenne una notte di luglio del 1943. Abitavamo al secondo lotto delle case popolari. Il pomeriggio del giorno precedente, lo avevo passato a giocare in cortile con un amichetto. Era un bel bambino biondo con gli occhi azzurri, si chiamava Elia Pavanello e abitava nella casa di fronte la mia. Era figlio del signore che vendeva pollame e uova nel mercatino delle case popolari. Quella notte sentimmo un’esplosione fortissima, era caduta una bomba proprio nella casa di fronte, pensai subito a Elia. Perse la vita solo lui” La voce di Adriana è rotta dell’emozione e io cerco di alleggerire la situazione.
Ricordi i rifugi antiaerei?
“Ricordo quello che stava dove ora c’è la piazza della chiesa Santa Maria Goretti, noi ci rifugiavamo lì, quando suonavano le sirene. Io non volevo entrarci, c’era molto affollamento e mi mancava l’aria. C’era chi pregava, chi cantava, chi strillava, addirittura chi ballava. C’erano persone pulite, ma anche chi puzzava di sporco. Lì dentro ci prendemmo i pidocchi, ricordo mia mamma disperata. Da allora non vado più in nessuna grotta o sottoscala, sono rimasta scioccata”
Ricordi una giornata in particolare?
“Sì, era l’8 settembre del 1943, quando l’Italia firmò l’armistizio. Mio padre e mia madre, per stare più tranquilli, ci portarono in campagna a Borgo Piave, in un podere di amici. Per sfamarci mio padre andava in bicicletta nel bosco di Nettuno, dove erano nascosti i soldati americani che davano scatolette di cibo. Quel giorno era una bellissima mattinata e io stavo con le mie gemelline a giocare nel prato, quando improvvisamente nel cielo azzurro apparvero due aerei che iniziarono a combattere a colpi di mitragliatrice, presi in braccio le due gemelline e scappai dentro casa, cercando un angolo lontano da porte e finestre, a pensarci mi vengono ancora i brividi.”
Poi ci fu lo sfollamento
“Sì, noi andammo a Norma. Mio padre che era appassionato di radio ne portò due, una piccola e una grande. Durante il giorno sentivamo radio Londra, anche se era rischioso. Poi qualcuno fece la spia e arrivarono tre soldati tedeschi, mio padre insieme ad altri due ebbero il tempo di nascondere la radio grande, sotto una coperta, e poi si rifugiarono in soffitta. I tedeschi ci puntarono il mitra e cercarono di accendere la piccola radio, che fortunatamente non funzionò. Uno dei soldati disse che sarebbe andato a chiamare un tecnico e convinse gli altri ad andarsene. Quando tornò era solo e mia madre svenne con le gemelline in braccio, lui ci guardò e dalla tasca tirò fuori una foto con dei bambini, credo fossero i figli, e ci fece capire che non ci avrebbe fatto nulla, poi se ne andò. Quel soldato ci aveva salvato la vita, considerando che qualche giorno prima, per lo stesso motivo, avevano fucilato delle persone” Adriana sta per commuoversi… e anch’io.
Subito dopo la guerra?
“La città era distrutta, anche la chiesa San Marco seriamente danneggiata. Le funzioni religiose vennero spostate nell’Opera Balilla, rimasta intatta, dove venni cresimata con il vestito che mia madre fece fare con la seta di un paracadute”
Ringrazio Adriana che ha aperto con il cuore la porta dei suoi ricordi.
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Info sull'autore
Nato a Latina, giornalista, scrittore e blogger, ha pubblicato diversi libri di narrativa, cronaca e biografici. Fondatore del gruppo Facebook più seguito della città: “Sei di Latina se la ami” e un altro dedicato all’arte: “Cultura pontina”. Ha sempre coltivato la passione per il giornalismo. Il suo motto: “Si invecchia quando si smette di sognare”.


