Giornata del ricordo: Latina la città dove l’esodo trovò casa e non era scontato
9 Febbraio 2022Ricordo, il ricordo non deve essere vago, ma vicino se lo vuoi mantenere vivo. Domani è la Giornata del Ricordo, si ricorda il dramma del confine orientale italiano alla fine di una guerra perduta, combattuta male e finita peggio.
Il prezzo? Una generazione cancellata dalla steppa al deserto d’Africa, città distrutte e… la tragedia della violenza di una pulizia etnica incredibile e la parte da cancellare era italiana. Oggi i croceristi chiamano le bellissime città dalmate e istriane (tanto italiane che paiono Venezia o Padova e che anche i sassi ti rispondono nella lingua di Dante) con nomi slavi ignari. Ignari di foibe e dei morti, ignari dell’esodo che è stato morte di popolo. Ma c’era la guerra finita e 300mila italiani di quelle terre giunti qui in Italia che furono fischiati, rifiutati, nella “loro” Venezia. La storia è bara, la storia è sempre cattiva.
Cercavamo, noi italiani, di cancellare il dolore che avevamo fatto al mondo e diventammo “canaglia”, come lo eravamo nella tragedia, con i deboli che erano altri italiani. Ma tra i tanti fischi, tra le tante paura, a Latina, si qui a Latina, nessuno li fischiò. Sentirono i suoni di Venezia nei tanti “ciao” di quelli che erano già venuti qui dalle terre della Serenissima, non si sentirono “ladri” di qualche cosa, ma compagni di futuro. Si chiama ancora villaggio Trieste il posto dove furono accolti, poi inseriti nella città, con la memoria vivida della loro città, ma con la speranza nella nuova città.
Ottavio Sicconi è libraio storico di Latina, è di Pola, lo intervistai per questa festa tanti anni fa. Gli chiesi di Pola e lui: “A mezzogiorno a Pola, nelle giornate di bonaccia, sentivi i rintocchi della campana di Piazza San Marco a Venezia”. Aveva gli occhi lucidi.
Dimentichiamo sempre per viltà. Su questo ricordo, Latina ha scritto una pagina bellissima di generosità, ma nessuno lo ricorda.


