Coletta va a teatro alla prima, peccato il teatro sia quello di Pontinia

Coletta va a teatro alla prima, peccato il teatro sia quello di Pontinia

14 Febbraio 2022 0 Di Davide FacilePenna

Sono passati due anni dall’ultima volta che sono stato a teatro. Era il febbraio del 2020 e c’era Silvio Orlando allora in terra pontina. Pochi giorni dopo Mattia Maestri (Paziente 0/1) si presentò, con una terribile polmonite, al Pronto Soccorso di Codogno ed il Mondo si fermò. Quella cosa che pare stia finendo, bloccò quasi tutto quello che di bello c’è nella vita, Teatro compreso.
Ieri ho decido di festeggiare (in anticipo) il San Valentino 2022 facendo-ci (a me e co-parte in relazione) il regalo di due biglietti nel locale tempio del Bardo. Ho rinunciato pure alla visione della mia mia amata (sic) AS Roma; che poi è stato meglio così, visti i risultati.
Domenica prossima, invece di giocare allo Stadio Olimpico, mandiamo i giallorossi all’Argentina a vedere “La Mefamorfosi” (perché solo Kafka può raccapezzarsi a Trigoria). Tra l’altro quella di ieri era la Prima Stagionale e, seppur “mascherinata”, è stato un evento particolare come lo sono, sempre, le Prime. Immancabili, in queste circostanze, le Autorità. C’erano Il Sindaco e L’Assessore alla Cultura che, giustamente, hanno vantato l’ottima riuscita dei lavori di rifacimento interno del Teatro.
Meritevoli di nota, le citazioni di Antonio Pennacchi pennellate sui muri rossi. Si è preso la sua dose di sacrosanti applausi il bravissimo Direttore Artistico, Carmine Pernarella, cui non posso non fare i complimenti per essere riuscito a tirar su, in mezzo a questa situazione, un Cartellone di tutto rispetto.
Tra il pubblico moltissime “cape bianche” (come si conviene alla Pomeridiana) ma pure un nutrito gruppo di ragazze, perché la passione teatrale è sempre di moda, malgrado Zuckerberg.
Sul palco Parenti Serpenti con Lello Arena e sette fenomenali attori che, sotto la regia del “nostrano” Melchionna, hanno modernizzato l’omonima commedia-nera, resa film da Monicelli nel 1992.
Il testo, i personaggi e le dinamiche sono le stesse della versione su celluloide. In più, ci sono l’interazione permanente con gli I-Phone (stupenda la scena del selfie di famiglia), la paura dell’immigrato ed i figli minorenni in vacanza da videochiamare. Rappresentazione un po' troppo “urlata” secondo qualche spettatore ma, tutti, erano d’accordo sul fatto che non ci fosse annoiati nemmeno un secondo nelle due ore di spettacolo; e scusate se è poco.
Ma poi, se anche non fosse stato un successo, la magia del ritorno a Teatro sarebbe valsa, comunque, a rendere speciale l’occasione.
C’è stato solo un piccolo neo. Il Teatro non era il D’Annunzio di Latina, ma il Fellini di Pontinia, l’undicesimo Comune, in
quanto ad abitanti, della nostra Provincia. Nel Capoluogo il Teatro Comunale rimane ancora mestamente chiuso (sono sette anni al momento) e chissà che il “riconto delle schede al TAR” non offra spunti di giustificazione per fare conto dieci (anni) di serrata.

PS Tra il pubblico, oltre al Sindaco di Pontinia, Tombolillo, mi pare di aver scorto anche il  Sindaco di Latina, Coletta.
Magari il Dottor Damiano avrà chiesto al bi-collega (Sindaco e Medico) Dottor Eligio quale “ricetta” abbia lui prescritto ai competenti uffici per permettere l’accesso al Foyer ai pontiniani.