Ucraina/ Alla fine giungerà il salvare la faccia alla faccia della storia
2 Marzo 2022Dato che, come evidente, è terminata la Pandemia Covid-19 (visto che non se ne parla più), non posso esimermi da dare il mio necessario contributo sulla guerra mossa in Ucraina dallo Zar Putin.
Lo posso fare, come ovvio, dall’alto della mia poderosa ignoranza in merito. Ignoranza costruita senza essere mai stato, in vita mia, più ad Est di Praga. Avendo letto un paio di libri di Aleksandr Gelevič Dugin e nessuno specifico di storia ucraina e russa.
Basandomi per il giudizio, solo, sui miei lontani ricordi scolastici e sugli articoli di giornale degli ultimi anni. Che poi sarebbe, comunque, una conoscenza doppia rispetto a quella dei moltissimi tifosi russi o ucraini che circolano oggi per le strade d’Italia a si abbeverano alle fonti solide di Facebook, WhatsApp o Telegram. La cosa più strana è che la “tifosizzazione odierna” segue simmetricamente la divisione ProVax-NoVax degli ultimi due anni.
Chi era NoVax è quasi sempre Pro-Putin, chi era Pro-Vax è oggi (spesso) anti-Putin. Sia chiaro, il tutto a distanza di sicurezza dal Fronte. Col ciufolo che i putiniani tricolore lasciano la morente e (tirannica) democrazia occidentale per andare nel paradiso russo, tempio di giustizia e libertà. Soffrono sotto il giogo del capitalismo liberale come, pare, disse un noto editore italiano che ritardava i pagamenti dei diritti d’autore alla moglie di un dissidente sovietico. D’altro canto i difensori della libertà non è che smanino per morire per Kiev. Gli mandano armi, ma solo quelle “non letali”, altrimenti Gianni Morandi non può cantare che c’era un ragazzo che come lui amava i Beatles e i Rolling Stones. Ciò premesso, mi sento assolutamente in grado di fare un pronostico sull’esito della Guerra.
Non so quanto durerà, ma so chi vincerà. Vinceranno tutti.
Si minacceranno e spareranno ancora certo. Si calunnieranno a vicenda. Mostreranno testimonianze e video che dimostrano la loro forza o la meschinità degli altri. Non è detto che siano vere le testimonianze, ma poco importa.
Si chiama propaganda di guerra, Bellezza. Arriveranno armi dall’Unione Europea e dagli USA per l’Ucraina ed altri soldati russi sui loro Tank da Mosca.
Mostreranno la faccia feroce al nemico, e non è detto che sia, poi, un male. Vanno benissimo le poesie di Gianni Rodari ed i discorsi di Gino Strada. Ottime le manifestazioni con la bandiera multicolore e gli appelli del Papa. E’ doveroso, per noi italiani, ricordare che “noi ripudiamo la Guerra”. La pace, però, si fa in due e se uno dei due non si convince e vuole guerreggiare lo stesso, in molti casi, un cannone puntato è più persuasivo dei migliori e più sensati discorsi.
Aveva ragione Gramsci a dire che il mondo rimane sempre “un posto grande e terribile”.
Alla fine, negozieranno e troveranno un accordo. Un accordo che permetta a tutti di dire che hanno vinto e che non è stata un’orrenda ed inutile carneficina. Celebreranno il coraggio dei patrioti e gli interessi nazionali infine tutelati. In realtà non sarà una soluzione buona; basterà che sia una soluzione che non scontenti troppo nessuno.
Forse rimarrà tutto invariato. I nemici giurati si stringeranno la mano per le foto di rito. Avranno vinto, tutti.
Tranne i morti. I soldati morti, i bambini morti. Loro no. Saranno sacrificati sull’altare della Storia (con la esse maiuscola).
PS Pare che i soldati dell’Isola dei Serpenti che “sfancularono” la nave russa non siano stati uccisi ma siano vivi, benché prigionieri.
La narrazione perde un po’ di fascino così, perché manca il sacrificio finale. Meglio così. Preferisco tredici prigionieri vivi che tredici eroi morti.


