Ucraina quella gente tale e quale a noi in una tragedia e non mi riesco a dare pace

Ucraina quella gente tale e quale a noi in una tragedia e non mi riesco a dare pace

2 Marzo 2022 0 Di Lidano Grassucci

Questo è un tempo strano, un tempo in cui la paura pare non volere andare via. Abbiamo avuto paura di una malattia ed abbiamo imparato a contare i morti. Abbiamo, nella malattia, conosciuto meschinità che non sapevamo uccidendo solidarietà che sarebbero state necessarie. Sono cose che avevo letto nei libri, sentito nei racconti, illudendomi di una contemporaneità migliore.

La paura era, però, provvisoria che sarebbe, prima o poi, passata e saremmo tornati al mare. Invece ecco una signora di cui mi avevano parlato, di cui avevo immaginato, ma che non conoscevo “di persona, personalmente”: la guerra.

Una signora che non sta in scenari diversi dai miei ma dentro volti che riconosco, auto che ho guidato, vite che ho incontrato. Bambine con il cappellino di lana con le orecchie, come quello del bimbo che mi ha fatto ciao dalla carrozzina questa mattina a Latina. Ragazze bellissime con gli anfibi tali e quali quelli delle ragazze del treno Latina-Roma, quelle della metropolitana. E i ragazzi? Sono soldati, ieri dipingevano i muri della città con la faccia di una lei di cui si erano innamorati sbagliando indirizzo. Ora sono cecchini e se sbagliano il colpo sono morti.

Contavano i morti da un male dentro, ora hanno un proiettile dritto in testa morendo eguale.

Un agricoltore ucraino, tale e quale a mio Zio Bepi, aggancia con il suo trattore Massey Ferguson (tale e quale quello di Zio Bepi), un carro armato nemico e lo porta via.

Con quel motore ci si potrebbero arare tutti i campi di girasole da qui all’orizzonte, a che serve un trattore? Già, in una guerra a cosa serve un trattore: il trattore cambia il mondo sfiorando le rose, cambia il mondo passando delicato tra gli alberi di ciliegio dalle fioriture delicate, un trattore fa rumore buono che i bambini ci salgono su per vedere il mondo che gira. Un contadino porta via un carro con il cannone, pensando che con quel motore ci andrà la trebbia e sai quanto grano.  Invece lo riprenderanno i soldati i cingoli schiacceranno i girasoli, il grano e il cannone colpirà quel ragazzo se farà prima di lui che sta lanciando un razzo, comunque dei ragazzi non ci saranno più… grano rosso sangue.

Sono morti, io conto i “cattivi” di questa commedia perché i cattivi non muoiono di meno: 6.000 ragazzi russi, quattro volte gli abitanti di Bassiano. Morti in 5 giorni, ogni giorno oltre 1000 ragazzi russi muoiono per nulla, odiati da chi fino a ieri li sentiva fratelli, in una lingua uguale, in una madre  che resta la stessa, in un alfabeto che dice di CIrillo e Metodio impegnati a parlare di Dio e a farsi capire scrivendolo sulle pietre, sui libri ed ora si parla di morte senza che alcuno capisca.

Vedete per una vita ho cercato di raccontare un mondo che tentavo, a modo mio, di capire. Pesavo all’ideale, agli ideali, alla storia, alle storie. Ho mangiato pane e cartine geografiche… ho letto libri di Dio, libri di uomini ma ora non capisco e credo che da questo non capire devi cominciare a defilare è un altro tempo. Anche io ho odiato ma con pietà, amato ma con rispetto, sentito il mio dolore e questo mi faceva capire l’altrui dolorare. Ora questo non è un posto migliore e le parole mi cominciano a mancare e non mi riesco a dare pace. Volevo guardare i cantieri a fare cose, non a diventare ragioniere di bombe.

Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante. Francesco Guccini, l’avvelenata