Ucraina-Sermoneta il coraggio della stessa bandiera

Ucraina-Sermoneta il coraggio della stessa bandiera

9 Marzo 2022 0 Di Davide FacilePenna

Sermoneta-Ucraina stessi colori, stesse facce

Ho un cugino neozelandese. Si chiama Enzo. E’ nato e cresciuto dall’altra parte del mondo perché il papà, che era fratello di mia nonna Luigina, sermonetana doc, se ne andò a fare l’emigrante da quelle parti tanti anni fa.
Enzo non parla italiano ma ha ereditato dal padre uno sfrenato tifo per l’AS Roma ed una passione sfacciata per Sermoneta. Ci è venuto pure in vacanza ed ha fotografato tutto il fotografabile della terra d’origine paterna. Qualche giorno fa mi manda una di queste foto, che riprende l’ingresso di Porta del Pozzo, con esposta la bandiera ed il
gonfalone comunale.
Ci aggiunge un messaggio: “Con tutte queste bandiere ucraine in giro, mi sta venendo una gran voglia di tornare a Sermoneta”. Già perché i colori del Comune di Sermoneta sono gli stessi della bandiera ucraina, il giallo ed il blu.
L’attuale bandiera del popolo di Kiev venne adottata, ufficialmente, nel 1918 ed i colori traggono origine dalle insegne utilizzate nel XVII secolo dall’eroe nazionale Bogdan Chmel’nickj (Bodan il Nero) per contrastare i domini della nobiltà polacca in Ucraina.
Il blu, che è quasi un azzurro, è un richiamo al cielo e simboleggia la pace. Il giallo, nel “granaio d’Europa”, celebra, invece, la prosperità di quelle terre.
Il giallo e blu di Sermoneta hanno origine diversa. Provengono direttamente dallo stemma nobiliare della famiglia
Caetani, sotto il cui dominio il nostro borgo divenne la perla che è oggi.
Il significato, probabilmente, dei colori sermonetani è legato al fatto che i Caetani erano, oltre che nobili, originari di Gaeta; quindi il blu è quello delle onde del mare mentre il giallo è, in realtà, l’oro della corona nobiliare.

A ben vedere però non ci starebbe male nemmeno attribuirgli lo stesso significato dato ai colori ucraini. Il cielo sopra le nostre colline è un blu-azzurro meraviglioso e le nostre terre, in pianura, sono coperte di campi di campi di mais e
granturco. Siamo il piccolo granaio della pianura pontina. Soprattutto le facce dei popoli mi sembrano terribilmente simili. Facce di donne e uomini normali che non sognano di diventare eroi
di guerra. Operai. Lavoratori della terra. Bambini. Facce che se ne fregano della sottigliezza della geopolitica.
Facce che non capiscono che si debba schiattare perché uno è terrorizzato dalla Nato (si è visto che paura avesse) e vuole il suo spazio vitale.
Non sono certo i volti degli “espertoni” da talk show o da social network che la sanno sempre più lunga degli altri e sentenziano comodi dai loro salotti buoni.
Facce che non sanno se le colpe originarie siano dell’Occidente o dell’Oriente. Facce che non giocano a Risiko col la vita degli altri. Persone che non c’entrano con gli scontri tra potenze mondiali e potenze regionali.
Non sono certo i volti dei padroni del mondo nei loro bunker o nelle loro residenze protette. Sono solo persone che vogliono vivere, ma che non sopportano i prepotenti. Sono quelli che, comunque vada, patiranno di più.

PS Da questo punto di vista, il Direttore Grassucci, non potrà accusarci di poco coraggio per aver esposto la bandiera della Pace e non quella ucraina, perché noi la esponiamo da Secoli e lo faremo ancora quando tutti gli altri si dimenticheranno di Leopoli e Odessa.