Jack Kerouac, il mio viaggio che confesso alle assi di legno di un vagone merci
29 Marzo 2022Capita di trovare per accidenti a confrontarsi con se stessi. Difficile parlarsi, ancora di più parlare di se stessi e di questo stare qui, di come ci sei stato, di come ci starai.
Scrivo e racconto, racconto rubando le cose del mondo ma non restituisco mai il bottino. Mi imbatto in un libro di Jack Kerouac e penso a quel viaggio che con lui ho viaggiato in strade americane, in gioventù americani, nell’invidia della beat generation che si sentiva beata in questo mondo e che era così sola.
La gioventù che è illusione così illusa da non ricordarne più le ragioni, i torti. Il viaggio è scoperta, distrazione, voler vedere il mondo per dilatare il proprio mondo.
Quanto è grande l’America, quanto diritte le sue strade, quanto lenti i treni col motore che fa ancora fumo come le locomotive.
Lunga e diritta correva la strada… non possiamo scrivere dei distacchi, non possiamo descrivere gli incontri, nascondiamo come fanno le volpi la nostra presenza in questo teatro, siamo attori riottosi, attori che odiano la sceneggiatura, non amano il regista e sono negati per il monologo.
Tutto è farsa per evitare la tragedia, per bypassare il dramma, per uccidere l’esistenzialismo.
Un libro, copertina di un celeste tenue, come i cieli dell’America profonda quella dei silenzi che conoscono solo i viaggiatori, i bisonti, i cow boy dimenticati, e gli indiani che lo diluiscono con il bourbon. Era guerrieri, ora sono offesi dalla loro solitudine.
Jack Kerouac spiega che beat generation viene da beato, dalla beatitudine dei cristiani che pregando, rinunciando, trovano per azione la grazia. Credo vero che da lì venga, ma poi è un uccello che ha preso il volo. La prateria nei suoi silenzi, il viaggio nella sua meta casuale. Ma come dire di tutto questo e mi faccio muto, come chi corre
Quando il sole ha iniziato a splendere, mentre stavo passeggiando
Attraversavo campi di grano ondeggianti e nubi di polvere che roteavano
Una voce risuonava mentre la nebbia si stava alzando
Questa terra è stata creata per te e me
This land is my land, Woody Guthrie
Questa è la corsa, in questo comodo silenzio in cui l’ardire è ascoltarlo e perdonare il viaggio, il viaggiante, della sua mancanza di meta. Della sua corsa sul vagone merci e con la chitarra confessare agli assi di legno il mal di vivere.


