Fernando Bassoli, primo sindaco di Latina

Fernando Bassoli, primo sindaco di Latina

8 Maggio 2022 0 Di Emilio Andreoli

Sono più di due mesi che stiamo assistendo alla distruzione delle città ucraine, colpite dal fuoco russo. La speranza è che le ostilità finiscano prima possibile. Le immagini che scorrono giornalmente in tv mi fanno tornare alla mente le foto della nostra città, dopo lo sbarco di Anzio, nella seconda guerra mondiale. Littoria appariva semi distrutta dai cannoneggiamenti da parte del VI Corpo d’armata statunitense. Con la fine del regime fascista e la proclamazione della Repubblica, con la conseguente caduta della monarchia, dopo il referendum del 2 giugno del 1946, cadde anche la figura del podestà. Littoria, il 7 giugno del 1945, venne chiamata Latina e il 7 aprile del 1946 si votò per le prime elezioni amministrative. Vinse il Partito Repubblicano, superando di poco la Democrazia Cristiana e il consiglio comunale elesse il primo sindaco di Latina, Fernando Bassoli.

 In questi due anni vi ho raccontato molti personaggi della nostra città, tra cui due sindaci che sono stati benvoluti a prescindere dalla loro ideologia politica, Nino Corona e Ajmone Finestra. Per concludere la trilogia dei primi cittadini, mancava solo uno e la scelta è ricaduta doverosamente su Fernando Bassoli, il primo sindaco di Latina dopo l’epoca fascista e dei podestà. Ho scelto di raccontare Bassoli perché accollarsi una città dopo una guerra non credo sia stata una passeggiata, oserei dire un atto quasi eroico. Bisognava mettersi alle spalle una guerra che aveva provocato morti e macerie, e ripartire rimboccandosi le maniche.

La storia di Fernando Bassoli

Fernando Bassoli nasce il 27 dicembre del 1907 a Fossoli, frazione di Carpi in provincia di Modena, tristemente nota per il campo di prigionia usato per le deportazioni degli ebrei e dei prigionieri politici durante la guerra. Fernando è il primo di tre figli. Il papà Ermete e la mamma Isabella, gestiscono un negozio di frutta e verdura. Inizia a lavorare molto presto, a dodici anni, dopo aver finito le scuole dell’obbligo. Aiuta un po’ i suoi genitori, ma poi viene assunto per la consegna del latte porta a porta e nei negozi di generi alimentari.

A diciotto anni, nel 1925, entra nella Cooperativa Braccianti di Carpi specializzata in bonifiche. Nel 1933, per seguire dei lavori, si trasferisce a Pordenone con sua moglie Tilde e il primo figlio Franco. È nel 1935 che la cooperativa prende un grande appalto nell’Agro Pontino e Fernando va a vivere a Terracina. I lavori di bonifica stanno per terminare e occorre un uomo di fiducia che stia in zona a controllare. Così nel 1939 gli viene proposto di rimanere, ma sceglie di abitare a Littoria, dove frequenta dei corsi serali nell’Istituto TecnicoVittorio Veneto”, perché pensa già al suo futuro.

Sa che i lavori termineranno presto e non vuole rimanere disoccupato. Prendere il diploma di ragioniere non gli resta neanche difficile, perché nella cooperativa lavora in amministrazione ed è un ottimo contabile. Nella nuova città conosce un piccolo imprenditore ferrarese, dal nome difficile, Idaspe Campagnucci. I due si associano per dedicarsi alle costruzioni, ma inizia la guerra e poi sarà costretto a sfollare. Lui con la moglie, il figlio e la piccola Graziella arrivata da poco, si rifugiano nel podere della famiglia Pacini a Borgo san Donato.

Terminata la guerra tornano a Littoria e, come a tanti altri cittadini, trovano la loro casa depredata dai ladri. Intanto, dopo la fine del fascismo, inizia una nuova stagione politica e Fernando non nasconde più la sua fede repubblicana, iniziata nella Cooperativa Braccianti di Carpi dove ha imparato l’arte della diplomazia. A Terracina ha inoltre incontrato più volte, in maniera discreta, l’ingegnere e imprenditore edile Ludovico Camangi che diverrà, in seguito, membro della costituente del Partito Repubblicano Italiano e politico di lungo corso, con importanti incarichi istituzionali, dal dopoguerra fino al governo Moro.

È il 7 giugno del 1945 quando alla città di Littoria viene cambiato nome, si chiamerà Latina. L’ultimo podestà, Alfredo Scalfati si è dimesso da un pezzo e la città è affidata al prefetto Gaetano Orrù. Fernando Bassoli, spinto dal suo amico Camangi entra a far parte del Comitato Nazionale di Liberazione e sarà proprio il prefetto a indicare lui come persona giusta per rappresentare il CNL in comune. Finalmente il 7 aprile del 1946 si vota e, per la prima volta in assoluto, voteranno anche le donne. Il Partito Repubblicano Italiano si aggiudica le elezioni con ben sedici consiglieri tra cui l’ostetrica Maria Cocco. Tra i consiglieri della Democrazia Cristiana un’altra donna, la professoressa Antonietta San Martino.

Ingresso del palazzo comunale dopo le elezioni. Fernando Bassoli è il secondo da sx

Latina avrà il primo sindaco della sua storia ed è il consiglio comunale che dovrà decidere la sua elezione. La scelta  ricadrà proprio su Fernando Bassoli. Certo per lui sarà un compito molto difficile gestire la ricostruzione della città, e il ripristino della vita civile. Il palazzo comunale è inagibile, perché seriamente danneggiato dalla guerra. Gli uffici comunali provvisoriamente vengono collocati in una palazzina dell’INA, di fronte la scuola di Piazza Dante. Ma Fernando è una persona tenace e capace, nel suo mandato si batterà strenuamente per includere la zona di Latina nella Cassa del Mezzogiorno, nata per lo sviluppo del Sud Italia.

Ma per lui fare il sindaco non è solo carta bollata e politica. Spesso si rimbocca le maniche e quando il suo caro amico Don Torello, primo parroco della città, lo va a chiamare anche a mezzanotte, non esita ad andare con lui in bicicletta, per i borghi, a portare sostegno alle persone in difficoltà. Insomma Fernando non si ferma mai, a volte trascurando anche la sua famiglia. Si attiva per ridare alla cittadinanza i luoghi di aggregazione, tra cui il Circolo Cittadino (ex Opera Nazionale Dopolavoro) semidistrutto dai cannoneggiamenti.

Giardinetti 2 giugno 1951, inaugurazione dei busti di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi

1951 Fernando Bassoli tiene il discorso alla fine del suo mandato

I busti di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi ai giardinetti sono una sua idea e riuscirà anche a inaugurarli prima della fine del suo mandato, il 2 giugno del 1951. Nello stesso anno si terranno nuove elezioni amministrative, ma il PRI avrà un tracollo, dei sedici consiglieri ne rimarranno solo due: Fernando Bassoli e l’avvocato Valerio Veronese. La vittoria della Democrazia Cristiana è schiacciante e il nuovo sindaco sarà Vittorio Cervone. Comunque Fernando continuerà a fare politica per molti anni, fino al 1970, quando purtroppo sarà costretto a fermarsi per motivi di salute.

Con la ditta di costruzione, Bassoli-Campagnucci, realizzerà tre industrie di componentistica ed elettronica molto importanti: la Mial di Sabaudia, la Mistral di Sermoneta e la Ducati di Pontinia. Ma oltre al suo lavoro e alla politica, per dare una mano all’amico Alfredo Calzati, fonda nel 1958 la VARAL, concessionaria FIAT di Latina, di cui fattivamente non si occuperà mai.

Fernando Bassoli a dx il suo amico Alfredo Calzati

La sua vita cambierà radicalmente, nel 1957, dopo un grave incidente stradale, sulla strada Mediana in costruzione, all’altezza di Borgo San Donato. È domenica e per lui, che è sempre impegnato tra politica e lavoro, è una giornata tranquilla. Sta portando la famiglia a vedere una corsa di motoscafi sul lago di Sabaudia, ma un ragazzo su una Harley Davidson piomba a tutta velocità sulla loro macchina, Fernando perde il controllo ed esce fuori strada. Sono tutti feriti, il più grave è proprio Fernando e all’ospedale non si accorgono che ha la frattura delle vertebre cervicali.

In seguito sarà operato diverse volte, ma le conseguenze di quel trauma curato in ritardo, gli causerà un meningioma olfattivo che lo porterà lentamente alla cecità assoluta nel 1974. Fernando Bassoli morirà il 30 settembre del 1988.

Fernando Bassoli con la sua famiglia al completo

L’incontro con Graziella e Carlo, figli di Fernando Bassoli

In questa avventura biografica della nostra città, mi capita di contattare delle persone per conoscere le storie dei loro famigliari, ma non sempre mi dice bene ed è un peccato… Questa volta però sono partito in vantaggio, sia Graziella che Carlo sono miei affezionati lettori e quindi non ho avuto difficoltà a farmi raccontare la storia del loro papà.

Fernando Bassoli con la moglie Tilde e i figli Graziella e Carlo

Come mai a vostro padre, che è stato il primo sindaco di Latina, non hanno intitolato nulla?

Non lo sappiamo. Ce lo siamo chiesti più volte in famiglia, forse è passato troppo tempo e non lo ricorda più nessuno” Mi risponde Graziella.

Oltre che politico è stato anche un grande imprenditore edile, che rapporto aveva con la città?

Nostro padre era una persona molto aperta, come lo sono gli emiliani. Era molto bravo nelle pubbliche relazioni e a Latina era molto stimato. Nei cinque anni da sindaco dimostrò quanto tenesse alla città. Cercò di farla ripartire nonostante le grandi difficoltà. Si batté per avere la Cassa del Mezzogiorno e se abbiamo vissuto, successivamente, un periodo economico migliore lo si deve anche a lui” Replica Carlo

Non deve essere stato un padre molto presente con tutti quegli impegni, ma almeno vi ha lasciato una vita agiata?

In effetti nostra madre lo rimproverava perché era sempre fuori, e quando aveva un po’ di tempo libero andava, prima e dopo cena, a farsi un ramino al Circolo Cittadino. Noi gli chiedevamo del perché lo avesse sposato e lei, con aria trasognante, rispondeva: “Perché era bello”. È vero non ci ha fatto mancare nulla, ma da buon emiliano tutto quello che guadagnava lo reinvestiva nell’azienda. A nessuno dei figli ha lasciato una casa” Conclude Graziella

 

Fernando Bassoli è stato il primo sindaco di Latina e credo che ricordarlo in qualche modo sia un dovere della nostra comunità. Lo meriterebbe solo per il coraggio.