In ricordo di Luigi Di Rosa e il fiore di Abramo strappato
28 Maggio 2022Era il 28 maggio di un tempo ormai lontano, un tempo che annunciava tempesta. Nubi nere alla marina, ma un temporale anticipò la “fine del mondo”. Morì un ragazzo, a Sezze, sotto casa mia. A Sezze dove il padre del mio amico Damiano, Lidano, quando ascoltava il telegiornale e sentiva i fatti del mondo commentava “Oh, atecco a Sezze non succede mai niente, stamo a fior d’Abramo”.
Invece quel giorno del 1976 il male venne a strappare il fiore, a denigrarlo a ucciderlo.
Uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere
Piacere d’incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere
Recita così una strofa di Francesco Guccini in Piazza Alimonda. Uscire che vuol dire rientrare di sera in sera per diventare uomini e non rimanere ragazzi per sempre.
Vennero i fascisti, vennero come se il mondo fosse un campo di battaglia, vennero arrabbiati di rabbia antica contro quel disegno di riscatto che non amava padroni, in una città senza castelli, senza nobili signori ma con uomini nella loro fatica.
In questi casi poi ciascuno sente forte il suo, io qui voglio ricordare come un appunto sul calendario della mia vita, su quello grande della storia. Quando passare davanti al monumento che ricorda Luigi toglietevi il cappello, era un ragazzo lo è rimasto per sempre e chi ha sparato ha un segno indelebile nella sua coscienza. A noi è dato sempre il medesimo modo
Tutto il paese trema d’indignazione di fronte a questi banditi che vogliono affondare la …democrazia e popolare in un inferno di terrore e morte.
Ma NO PASARÁN!
Dolores Ibarruri


