Il maggio sermonetano, c’è del bello qui
30 Maggio 2022Anche la pigra provincia pontina vanta il suo Pistoia Blues, o Umbria Jazz se più v’aggrada. E’ il Maggio Sermonetano, che, manco a dirlo, si tiene nel mese di maggio ed nel centro storico di Sermoneta.
Quest’anno ha spento ventisette candeline e non ha tradito le attese. Concerti sparsi per tutto il Centro Storico e scelta multipla per tutti i timpani.
Le dolci note della Liuteria nella Chiesa San Michele. Il Jazz a Piazza Santa Maria. I fenomenali concerti serali al Belvedere con il Castello alle spalle e la pianura pontina sullo sfondo.
Per i concerti al Belvedere il pubblico siede, d’obbligo, sulla scalinata che scende dal Castello ed ascolta in religioso silenzio, sbranando panini al salame e scolando birre gelate. Prima e durante i concerti ti aspettano passeggiate poetiche, mostre, teatro diffuso e letture pubbliche. Arte come se non ci fosse un domani. Tutto rigorosamente “aggratisse”. Questa è l’unica regola del Maggio Sermonetano. Musica ed arte per tutti, in libera fruizione. Se vuoi, lasci un obolo tu, nella tradizione degli artisti di strada. In realtà in qualche (rara) occasione è stato fatto pagare il biglietto per assistere ai concerti; ma solo quando al Castello sono arrivati “nomi pesanti” della musica (Capossela, Avitabile)
In merito gli organizzatori ancora si scusano per la “terribile deviazione ideologica” e, se glielo chiedi, arrivano a dire che quella volta però calmierarono i prezzi in base alla ricchezza dell’acquirente del biglietto, facendo pagare di più i ricchi (come? con calcolo dell’ISEE al momento dell’acquisto?).
Gliela possiamo a far passare la strambata pauperista perché a lamentarsi dei costi del Maggio ci vuol troppo coraggio (un po’ come a crepare) A creare questo piccolo ed incredibile miracolo lepino è stata una banda di (ex) giovani musicisti un po’ strambi, ma con una passione viscerale per le quattro note.
Non è difficile trovarli, dopo la fine concerti, strimpellare per le vie del Centro inneggiando a Bacco o alla …Vita.
A capo della Banda del Maggio Sermonetano il più improbabile dei capi, Massimo Gentile. Improbabile perché incapace di concepire gerarchie o regole (per sé stesso in primis) ma capace di scovare e portare a Sermoneta
Gruppi e Musicisti che poi ti ritrovi osannati dalla critica nazionale. A uno così, che ti porta Giovanni Truppi e la Union
RockFunkyBlues, gli perdoni pure le tirate sul “popolo e il potere al servizio del popolo ma che poi bisogna capire che la burocrazia è lenta perché ci sono cose più importanti ma non è una polemica”. Il Maggio Sermonetano esiste perché esistono Gentile e la sua Banda, sennò non esisterebbe. E’ fatto di musica libera ed in strada. Gruppi semi-sconosciuti e pinza a strafogarsi, coi bambini che ti ballano attorno. Quelle rare volte che si è cercato di trasformarlo in qualcosa di
diverso non è stato certo meglio. Al di là della polemica (ridicola) sui costi dei biglietti, i concerti dei Big avranno fatto pure piacere ai loro ammiratori, ma hanno anche dimostrato che l’anarchia e la spensieratezza poco s’addicono alla
musica quando deve diventare impresa. Il Maggio deve essere così, piccolo e libero. Che poi, ad essere sincero, io che ho visto Capossela mica mi sono divertito di più che ad ascoltare Alessio Pistilli e gli Archive Valley.
Anzi, lo dico, mi sono piaciuti di più loro.


