Il fine vita e la vita e, seppur non c’entra nulla, io ho pianto

Il fine vita e la vita e, seppur non c’entra nulla, io ho pianto

16 Giugno 2022 0 Di Lidano Grassucci

“Alle 11.05 di oggi è morto Mario, la cui identità, rimasta nascosta finora, è Federico Carboni“. A dare la notizia è stata l’Associazione Luca Coscioni che ha affiancato nella sua battaglia per il fine vita il 44enne tetraplegico di Senigallia (Ancona), prima persona in Italia a ottenere il suicidio medicalmente assistito. “È il primo italiano ad aver chiesto e ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito, reso legale dalla sentenza della Corte costituzionale 242/2019 sul caso Cappato-Antoniani”, spiega la Coscioni.

E’ l’incipit dell’articolo di La Repubblica. Ora? Dio mio che problemi fa la coscienza, che tormento. Io non me la sento di pensare ad un uomo che muore, il tutto mentre anche io sto morendo ed in fondo è solo questione di tempo.

Lo Stato non deve avere etici problemi, ma pratiche soluzioni che “riducano il danno”. Lo Stato non insegna a vivere, aiuta a vivere meglio. Concedere il fine vita è praticamente giusto, davanti al dolore, alla devastazione.

Poi ho la mia personalissima coscienza, i peso pesante della mia educazione, e penso che “si muore una volta sola e per sempre”. Penso che non so che vita valga la pena essere vissuta, forse neanche la mia.

E trovo devastante la grandezza di questo peso. Mio nonno Lidano era un buttero, libero come lo è l’aria, lo colpì una paralisi devastante, che lo rese “fermo”, lui che non era ai stato fermo. IL giorno teneva, poi le sere d’inverno lo sentivo che invocava la Madonna per andare via che non voleva stare lì a soffrire, in una gabbia innaturale. Invocava, pregava, bestemmiava. Pensava di non essere sentito, ma io lo sentivo, gli volevo bene, ma tanto, era la mia porta alla vita, era quel che sono e che allora potevo essere. Lui chiedeva, io soffrivo perchè non pensavo potesse esserci un mondo senza lui. Se ne ando, non serenamente, per il dolore del tempo fermo. Lo avvolsero su di un lenzuolo bianco che non poteva la bara passare nelle strette scale. Poi nel portone lo misero dove doveva stare. Pareva Cristo al sepolcro, ma lui era senza resurrezione. Ho pensato “ha finito di tribolare”, i sono detto “non ho più chi mi dava ragione”. Si vive, si muore, ma esiste nel mentre l’amore.

Insomma non so che dire, si chiamava Mario ha pensato che era meglio morire, a io piango uguale.

La legge è giusta, io vi dico solo delle mie lacrime.

Ps: o nonno, lo sai che ho pianto ma come ti avevo promesso non l’ho dato a vedere