Lidano Grassucci e il suo libro: “Ucraina. La guerra vista da lontano”. La mia recensione.
17 Giugno 2022Come mai uno di Latina ha avuto l’ardire di scrivere della guerra in Ucraina? Qualcuno se l’è chiesto e l’ha pure detto, come se ci fosse un’esclusiva su una tragedia che è sotto gli occhi di tutti. Ho letto il libro del mio direttore Lidano Grassucci “Ucraina. La guerra vista da lontano” e la guerra mi è sembrata molto più vicina. Vicina perché somiglia a tutte le guerre, e somiglia sorprendentemente a quella vissuta nella nostra città negli anni quaranta, dove sono morti civili, ma anche tanti giovani ragazzi in divisa, e non importa sotto quale divisa. I morti sono morti e lasciano profondo dolore a chi resta e li piange. Vite spezzate, speranze cancellate…
In questi due anni di biografie della nostra città, ho avuto modo di ascoltare persone che hanno perso i propri cari o solamente amici, nel secondo conflitto mondiale. Dopo i loro racconti, il dolore è diventato anche il mio. Mi viene in mente Rossana Gennaro che ha perso un’intera famiglia che non ha mai conosciuto. Un colpo di cannone centrò il Palazzo M dove si erano rifugiati i suoi famigliari. Oppure Marilena Di Giovine che perse il padre nella piazza della Prefettura, e lei era solo una bambina. O come Lidano Grassucci che perse il nonno in Piazza del Quadrato. Di lui non si trovò nulla, neanche un brandello di stoffa.
Lidano Grassucci è un giornalista e scrittore, direttore della rivista web “Fatto a Latina” di cui faccio parte grazie a lui, che mi ha voluto nella sua squadra. Ma anche se è il mio direttore, non scrivo del suo libro per fargli piacere, non è nelle mie corde. Per scrivere devo avvertire quei brividi che si chiamano emozioni, e in questo suo nuovo libro ne ho provate diverse. Lidano, nel suo lungo percorso professionale, ha pubblicato diversi libri, soprattutto dai contenuti politici. Ne ho letti alcuni ma con fatica, perché la politica non mi appassiona per niente.
Io e Lidano ci conosciamo da una vita, apparteniamo alla stessa generazione, quella nata una quindicina di anni dopo la guerra. Abbiamo vissuto però in maniera diversa la nostra giovinezza, lui sognando rivoluzioni e io tutt’altro, sorvoliamo sul “tutt’altro”. Nonostante percorsi differenti e poca frequentazione, abbiamo mantenuto la stessa confidenza. Ci siamo incontrati circa tre anni fa, io come alunno e lui come insegnante. Si stupì nel vedermi tra i banchi, e da lì poi è iniziata la nostra collaborazione.
La mia recensione
Non ho esperienza di recensioni, tra l’altro leggo poco da quando scrivo metodicamente la domenica. Dedico il mio tempo alle ricerche. Però il libro di Lidano mi ha incuriosito. Sfogliandolo distrattamente in redazione mi è venuta voglia di leggerlo. Mi piaceva il titolo e un centinaio di pagine non mi sono sembrate impegnative. Tra l’altro scritto con un caratteri grandi, accompagnato pure dalle belle immagini della fotografa Elisabetta Marangon. La grafica curata da Fabio D’Achille, che ha curato anche il mio ultimo libro. Insomma c’erano tutte le premesse per incentivarmi a leggerlo.

Il libro di Lidano Grassucci. In copertina una donna ucraina che ha manifestato contro la guerra in Piazza del Popolo. La foto è di Elisabetta Marangon
Premetto che “Ucraina. La guerra vista da lontano” non è un libro di geopolitica. L’autore nel suo scritto non giudica e non da torti o ragioni: “È una guerra di cui non trovo spiegazione. Quindi nei miei scritti non c’è sapienza, ma umana emozione” scrive in prefazione. Ed è proprio così, venticinque racconti brevi che emanano emozioni e che si fanno leggere tutti d’un fiato. Molti di questi hanno piccoli stralci di canzoni dei cantautori più amati da Grassucci, come Francesco Guccini, Giorgio Gaber, Nomadi, Ivano Fossati…
Il libro è anche un viaggio nel suo passato, rivede le sue illusioni e le sue speranze di rivoluzionario, lui che rivendica sempre con orgoglio l’essere socialista. Ma qualcosa in questa guerra fratricida lo destabilizza e allora si rifugia nei racconti. Scrive di ragazzini diciottenni che vanno a combattere, molti dei quali moriranno. Moriranno a migliaia e non saranno mai padri o nonni, e non potranno essere un giorno parte della vita, magari come professionisti, semplici operai o addirittura premi Nobel. Se muoiono in diecimila piangeranno in trentamila, questa è la tragedia più grande.
Lidano in uno dei racconti scrive alla mamma di Vladimir Putin, di andare di notte nei sogni dal frutto del suo seno a intercedere. Di far sentire il dolore di tutte le mamme russe che hanno perso i loro ragazzi per sempre. In un altro rivendica il diritto alla difesa delle proprie terre. L’armata russa non sa perché combatte, ma chi resiste sa perché deve difendersi e sono più incazzati dell’invasore. Ecco perché Putin ha già perso.

Retrocopertina del Libro di Lidano Grassucci “Ucraina. La guerra vista da lontano”
Il racconto che più mi ha coinvolto è quello della storia di suo nonno: era andato con un carretto al mercato di Piazza del Quadrato e proprio quel giorno arrivarono le cannonate dal mare su Littoria, di lui purtroppo non rimase nulla. Si chiamava Graziano Bergamin e veniva dal Veneto. L’amarezza dell’autore è quella di non averlo conosciuto, mai sentito la sua voce, magari lo avrebbe fatto ragionare in altra maniera, o avere la visione del mondo diversa, chissà?!
L’ultima storia mostra l’umanità del nemico. Come avviene oggi di una mamma ucraina che disseta un giovane militare russo, fatto prigioniero, nel 1944 al podere 1071 un militare tedesco fece dono a una bimba del suo cuscino di piume, quella bimba era… lo scoprirete solo leggendo.
Il libro è edito da Progetto Futuro. Per chi volesse acquistarne una copia può contattare la redazione di Fatto a Latina: WhatsApp 349 8452575 oppure redazione@fattoalatina.it


