Quella volta che mi sono fermato

Quella volta che mi sono fermato

17 Giugno 2022 0 Di Lidano Grassucci

Mi inoltrai… passo per passo. Mi inoltrai. Non conosco le cose del mondo, ma imparo dalle cose nel mondo.

Entro in un luogo dove si pensava la grandezza di Dio, ma è piccolo come le meschinità del mondo. Piccolo, piccolo. Il sole assorda, fa una baldoria. Parlo piano, chi mi ascolta avvicina il volto. Lontano sabbia di vetro.

Quella volta che? Ora, solo ora, sento la volta del cielo su di me. Cerco anime, disperata la mia.

Parlo piano chi mi ascolta avvicina il volto.
Volto che pare uscito da un mare in cui era fresco nuotare, un mare di bene pensare, di pene da levare.

Sono pronto ad aprire la mano, quella si fa grande come ruota di pavone, grande di evidenze controsole. Carezza come viene, carezza come può

Non c’erano chitarre ai miei tempi,
non c’erano chitarre da suonare
ma fili d’erba quanti ne volevi tu da strappare e poi soffiare.
E sì la notte, ti potevi fidanzare con la luce dei treni che
fischiavano lontano.

Una ferrovia che ha viaggi per lontano. Sono davanti alla Grazia di questo grande Maria che è la terra mia. Poi mi giro, rido e resto qua a capire quel che si è capito già.

Un signore affettato come un lago imbalsamato mi versa un vino rosso forte ed io mi faccio pieno, Dio mio da quando non bevevo per bere ma solo a piacer di sete. Ora lo faccio per piacer mio e le immagini sono illustrazioni di Dorè, Paolo o Francesca. Così va così viene, anime fuor di pene.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona

Che letteratura si fa lettera in questo viaggio che mi alletta come treno che porta al destino e dentro pare ferma la tua anima che invece corre. Si ferma il sangue, come a respirare.

E un uomo con il cappello che ti accompagna alla fermata
e tu che prendi la sua mano 

 

I testi in grassetto sono di Francesco De Gregori, Stella stellina e di Dante, Inferno V canto. Il resto è anima mia che è contadina.