La maturità che “rinfaccia” come i peperoni
22 Giugno 2022Ti rimane per sempre indelebile quella cosa che è lo stargate tra l’essere adolescenti e diventare adulti. Il primo giorno degli esami è una scommessa contro il fato, un appuntamento con la tua storia.
LA MIA MATURITA’
Io mi sono fatto tutti i giardini pubblici di Latina lungo il bordo del marciapiede evitando accuratamente di mettere il piede nell’intersezione tra le due pietre che delimitano il ciglio: se ci fossi riuscito fino all’ingresso del mio liceo, il G.B. Grassi ,che distava parecchio da lì, sarebbe stato il segno della mia salvezza. Non ci riuscii un paio di volte, il mio passo mi tradì e i presagi mi erano nemici.
Davanti al portone della scuola mi confortò il mio amico Damiano, ottimista per ideologia, ottimista per incoscienza, ottimista per ottimismo. E da lì fu… ancora peggio.
In italiano me la cavai con il tema di attualità, ma era il giorno dopo il problema. Letteralmente: la prova di matematica. Lì la dialettica non mi aiutava. Lì la fantasia non era dalla parte mia. Lì sapevo di non sapere. Se fosse stato l’orale me la sarei cavata socraticamente, ma era la prova scritta. Il membro interno il professor Briganti conosceva la mia sconoscenza, ma non poteva soccorrermi.
Praticamente ero un naufrago al centro del Mediterraneo e non c’erano le ong. I porti erano bloccati come se Salvini governasse l’intera Europa. Da laico mi ricordai della misericordia della Madonna e pregai nonna. Non mi chiedete come, ma il miracolo avvenne. Uscii indenne da due dei quesiti dei quattro complessivi. Negli altri due feci quel che potevo. Naturalmente da quel momento in poi ogni notte preceduta da qualche bicchiere in più e soprattutto dai peperoni mi riporta allo stesso incubo: la prova di matematica nella mia sconoscenza.
Sta di fatto che la racconto e ve la racconto.
Quindi? Ragazzi vi potete salvare anche voi. Il mio è un inno all’ottimismo.
Poi all’orale non ci fu storia. A chiacchiere non mi frega nessuno. La buttai in caciara e ne uscii non indenne, ma vincitore. Seguì il mio primo viaggio in Spagna e la vita che fu matrigna e benigna nello stesso tempo ma quell’esame fu il primo di tanti e devo a quella prova la scoperta della paura.
La consapevolezza dei miei limiti, che un po’ di matematica ci capisco, e che i miracoli esistono. Ne sono testimone. Poi da professore sono stato dall’altra parte e ho fatto finta di non vedere, mi sono fatto anche un po’ imbrogliare per dimostrare ai ragazzi che la vita ha anche bisogno di miracoli, fermo restando il miracolo più grande che è sapere quel che si deve sapere. E io un po’ secchione lo sono anche stato con la fame di sapere i perchè del mondo.
La scuola non ci insegna a vivere, ma ci aiuta a poterlo fare meglio.
Consiglio per gli esami? Fai quel che puoi accada quel che deve e, comunque, domani sarete persone consapevoli e non entità inconsapevoli di questa vita. Il sonno della ragione genera mostri, ma la ragione senza un poco di fantasia genera noia.



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