Ucraina, la guerra vista da… Roccagorga

Ucraina, la guerra vista da… Roccagorga

28 Giugno 2022 0 Di Lidano Grassucci

Dice: come te chiami?
Angelo Brunetti, eccellenza, detto Ciceruacchio, gonfaloniere de Campo Marzio e de professione carettiere, se sente da come parlo.
Dice: allora perché te sei ‘mpicciato de cose che nun te riguardano?
Dico: perché io so’ carettiere, ma a tempo perso so’ omo, e l’omo se ‘mpiccia, eccellenza.
Difatti vie’ Garibardi e dice: “Famo l’Italia”, e io che fo? nun me ‘mpiccio?
Io so’ romano, eccellenza, ma a tempo perso so’ italiano, è corpa?
Dice: sì
Ah, mo’ è corpa esse italiano?
No, dice lui, è corpa perché tu hai difeso l’anarchia e la rivoluzione.
Ma nossignore eccellenza, io ho difeso Roma, er paese mio e lei ce lo sa mejo de me. Ma come? I Francesi me pijano a cannonate e io nun me ‘mpiccio? nun me riguarda?
Insomma, eccellenza, se annamo a strigne, ch’avemo fatto de male? ‘sta creatura manco a dillo, ma io? Io ch’ho fatto? Ho voluto bene a Roma, embè? e da quanno in qua l’amor de patria è diventato un delitto?
Però se nella legge vostra è un delitto vole’ bene ar paese propio, allora io so’ corpevole, anzi so’ reo confesso, e m’offennerebbe pure se me rimannaste assorto, percui, eccellenza, spero che lei se sia persuasa, e così voi che me sembrate… oooh, ma me state a senti’? No, dicevo, spero che pure voi ve sete appersuasi…
Achtung!
Ma che fate… no! er ragazzino no!

Luigi Magni, in nome del popolo sovrano

IL CONFRONTO

Se vieni da Sezze devi passare un ponte, poi la strada fa sali e scendi e ti trovi davanti come un alveare: le case attaccate alla montagna, l’una unità all’altra che non la puoi attaccare la ti debbono gradire loro. La gente di qui è mite, mite tanto ma orgogliosa altrettanto. Questa è terra lepina dove “pe lo giusto se fao accide”, per dirla con Cesare Chiominto.  Il Pd di Roccagorga, Francesco Scacchetti, mi invita per parlare di una guerra lontana ma così vicina. Palazzo baronale è ricordo di antichi splendori e da sulla piazza barocca di una bellezza assoluta. Qui hanno sparato tutti: gli italiani nel 1913, i tedeschi nel ’44, gli alleati subito dopo. Ma la Rocca resta caparbia con le case come un alveare.

Francesco Scacchetti presenta, l’atrio si riempie, sulle pareti le foto dell’Ucraina che abbiamo dentro di Elisabetta Marangon, sono le donne di lì che vivono qui, qui da noi.

Perchè parliamo di questa guerra se nel mondo ci sono tante guerre? Perché questa guerra le contiene tutte, nessuna esclusa. La prepotenza, l’aggressione, l’inumanità, il pianto, il pregare Cristo. Qui muoiono civili e soldati solo… tutti di 19 anni. Qui muoiono russi ed ucraini solo che tutti di 19 anni.

Come lo zampitto Sabino che a 19 anni è chiamato a difendere il papa-re dagli italiani, il personaggio immaginato con Sabino Vona che deve difendere la sua schiavitù, gli italiani portavano la  libertà il Papa era l’oppressore, ma lui, lui lo zampitto aveva dato la sua parola e la parola, l’orgoglio, la dignità vale più di ogni vivere senza. La paura c’è, il dubbio pure ma conta l’orgoglio.

Orgoglio che nel confronto portano tre donne d’Ucraina: Marina Zhuk, Olena Dankp e Alina Bozhynska. Parlano di… che lì si muore, parlano che lì la guerra è l’ex fidanzato di Alina che non si sa dove è ora, dei fratelli, degli amici che combattono.

“Ci dicono che combattete a fare, perchè morite… perchè meglio morti che invasi”, lo dice Alina e la voce è come se avesse fatto una sosta in gola prima di uscire. Le parole di Chiominto.

Intervengono Giuseppe Nardacci e Giorgia Gigli Gandolfi, sono colpiti da questo raccontare cose che loro avevano letto nei libri ma che ora sono, sono non di un altro tempo ma di ora, appena ieri e saranno domani.

Un soldato ucraino del 13 che ci sono sull’isola dei serpenti nel mar nero risponde ad una imponente nave russa: “siamo una nave da guerra russa, arrendetevi non avete scampo”. Hanno fucili contro cannoni, nessuno li verrà a salvare, hanno una vita da vivere debbono scegliere… l’uomo si alza, il soldato che è in lui pure, è il più alto in grado ma il grado non da più coraggio o meno paura. Ritto risponde: “Nave da guerra russa, andate aff…”.

Loro, i soldati, sono stati spazzati via dalla mitraglia ma il mitragliere russo per sempre avrà nelle mani il tremolio che danno i colpo dell’ingiustizia.

Una lunga fila di carrozzine di mamme polacche a mamme ucraine alla stazione, alla prima stazione ferroviaria d’Europa. Ecco la risposta a chi vincerà questa guerra: i bambini di queste madri che mentre qualcuno uccide qualche altro coltiva la vita che sarà. Ha vinto il secondo, il primo è già morto ma non lo sa.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

Lidano Grassucci,

Ucraina la guerra vista da lontano

Progetto Futuro