L’orologio non batte più le ore
14 Luglio 2022Si sentì come vuoto, ma vuoto. Non conosceva la natura del male ma aveva certo la malattia. Una malattia dentro, profonda, lancinante. Intorno le voci del solito mattino, la distanza abissale tra la vita e la sua rappresentazione. Era segnato dal tempo perso, cominciò a vagare. Ciascuno era collocato nella scena di un quadro di Pieter Bruegel. Affollata solitudine, rumoroso silenzio. Chi urlava le sue ragioni per farsi sentire dal torto, chi parlava piano per farsi sentire dal suo animo. Chi correva per darsi da fare non avendo altro da fare.
Lui sentiva il peso della sua follia, sentiva forte ora lo scorrere del tempo ma era un fiume dove la secca aveva tolto l’acqua, alveo vuoto indifferente.
Doveva dire qualcosa, ma non c’era niente. Che confusione. L’oste mi dice “l’orologio del comune non batte più le ore”. Non ci avevo fatto caso, ma è vero.
Ho sempre cercato di capire per la curiosità di vedere dietro la faccia delle persone, ho inventato storie con le parole rubate dalle conversazioni dell’ombrellone accanto. Ora accanto a me c’è un signore che porta il mio nome, la mia postura, la mia figura ma l’orologio del comune non batte il quarto.
Urla nelle mie orecchie chi vuole farsi ragione, c’è chi si sente padrone di ogni cosa del mondo e chi vorrebbe solo partire, andare via lontano
La solita strada, bianca come il sale
Il grano da crescere, I campi da arare
Guardare ogni giorno
Se piove o c’è il sole
Per saper se domani
Si vive o si muore
E un bel giorno dire basta e andare via
Luigi Tenco, Ciao amore, ciao
Vuoti spazi larghi a perdersi lo sguardo. Ora vago, risento le parole, le considerazioni, cancello le urla e mi sento dentro un poco di umanità che anche io sto perdendo e mi faccio brutto in mille brutture, l’orologio della piazza batte la mezza, ora lo sento.
Nella foto: Pieter Bruegel. matrimonio contadino (1566)


