Maria Pia Cappucci Galeotti, una vita dedicata alla disabilità

Maria Pia Cappucci Galeotti, una vita dedicata alla disabilità

11 Settembre 2022 0 Di Emilio Andreoli

la città ideale è quella dove tutte le persone, anche quelle meno fortunate, abbiano la possibilità di vivere senza barriere. Barriere architettoniche e mentali. Avere una persona disabile in famiglia è dura, e se non si ha un supporto dalle istituzioni è ancora più dura. Ma immaginiamo la vita di un disabile e dei suoi famigliari cinquant’anni fa, erano abbandonati a se stessi. Alcuni provavano pure vergogna, per quei parenti a cui il destino aveva riservato disabilità mentale o fisica. La scuola, per molti di loro, era tabù: a quei tempi non esistevano gli insegnanti di sostegno. Ma a Latina, giovane città di provincia, negli anni ottanta, nasce la prima cooperativa per l’aiuto ai disabili, forse la prima in assoluto in Italia. La fonda una donna straordinaria che ha perso un figlio di tredici anni, disabile dalla nascita. Lei è Maria Pia Cappucci Galeotti.

Latina nasconde delle storie incredibili e io adoro andarle a cercare. A volte le avverto così vicine che mi sfuggono. È come se giocassi con loro a nascondino. Poi le trovo dietro un angolo che mi aspettano: immagino per la voglia di farsi trovare e raccontare. Chi non ha mai giocato a nascondino?! Ecco, appena trovo le storie provo la stessa sensazione di quando ero bambino, mi accecavo e poi andavo a cercare gli altri bambini nascosti. All’improvviso uscivano fuori e correvo verso la tana, il cuore mi batteva a mille.

Maria Pia Cappucci da giovane

Ho cercato di spiegarvi un po’ delle emozioni che provo, quando incontro una nuova storia. Questa che sto per raccontarvi mi ha coinvolto emotivamente in maniera particolare. Qualche giorno fa parlando con la mia amica Emanuela, le ho detto che cercavo storie femminili e così mi ha suggerito quella di Maria Pia Cappucci. In realtà, l’aveva chiamata con il cognome del marito, Galeotti. Un tempo le donne sposate venivano chiamate con il cognome dei mariti: ricordo che era così anche per le professoresse.

Che poi il cognome Galeotti mi suonava famigliare e Emanuela me lo ha confermato. Maria Pia è la mamma di Roberta Galeotti, la maestra delle elementari di mia figlia a Piazza Dante. Quindi è stato semplice per me contattarla e combinare l’incontro con sua mamma. Adesso allacciatevi le cinture che vi racconto la forza di una donna.

La storia di Maria Pia Cappucci Galeotti, “l’Onorevole Angelina

Maria Pia Cappucci nasce il 20 agosto del 1934 a Carpineto Romano in provincia di Roma. Figlia di Ermanno e Antonietta. La mamma è ostetrica il papà è sarto. Nel 1944, Maria Pia, durante un bombardamento, rimane sepolta viva sotto le macerie insieme a sua mamma. Miracolosamente vengono salvate. Nel 1951 Ermanno viene assunto come direttore nel negozio Singer di Latina, in Corso della Repubblica, ma la moglie Antonietta non vuole trasferirsi. Decide di rimanere nel suo paese, per proseguire il suo lavoro da ostetrica a cui si dedica con passione. Si vedranno solo nei fine settimana.

Maria Pia, invece, segue dei corsi di taglio e cucito e a diciotto anni è maestra provinciale. Nel 1952 si trasferisce anche lei a Latina dal papà, perché viene assunta alla Singer per insegnare nel negozio che dirige suo padre e in tutti quelli della provincia. In un fine settimana viene invitata da alcuni suoi amici per una battuta di pesca, lei è felicissima, ma il padre la obbliga a tornare con lui a Carpineto. Maria Pia è triste, ma quel giorno deve accadere qualcosa e quel giorno sarà proprio galeotto, di nome e di fatto. Nel suo paese conosce un ragazzo, Duilio Igor Galeotti, che è tornato a Carpineto per far visita ai suoi parenti.

Duilio Igor Galeotti, quando lavorava a Cinecittà

I due iniziano a frequentarsi e si innamorano: si sposeranno nel 1959. Igor lavora a Cinecittà, è un fotografo professionista. Collabora con i più importanti registi italiani, come Luchino Visconti, Federico Fellini, Valerio Zurlini. Ma la crisi del cinema italiano, iniziata negli anni settanta, lo portano a fare una scelta drastica, perché ormai ha una famiglia e ha bisogno di certezze. Sono nati quattro figli, Roberta, Donatella, Fabrizio e l’ultimo che porta il suo stesso nome, Igor. Così decide di abbandonare quella professione che ama tanto per un’offerta di lavoro all’Enel di Latina.

Sembra essere una storia normale dove tutto fila liscio, ma il 20 gennaio del 1970, quando sta per nascere il piccolo Igor, accade qualcosa di irreparabile. Al momento della nascita, il bimbo respira liquido amniotico che gli causerà una disabilità permanente. La vita per Maria Pia cambia radicalmente, però il tragico evento le darà una forza immensa. Inizia una battaglia infinita per aiutare i bambini disabili. Viene soprannominata l’Onorevole Angelina perché ricorda la battagliera Anna Magnani nel film omonimo.

Maria Pia al mare con il piccolo Igor

Nel 1983, a soli tredici anni, il piccolo Igor muore. Le mamme degli altri bimbi disabili, che hanno conosciuto Maria Pia hanno paura di perderla, ora che il figlio non c’è più. Ma Maria Pia non le abbandona, anzi, è proprio da quel momento che tira fuori ancora più determinazione. Va a bussare a tutte le porte, perché ha in mente qualcosa di concreto da realizzare. L’unico ad ascoltarla è il sindaco Nino Corona che sposa quel suo progetto e cerca di ottenere fondi dalla Regione Lazio. Nel 1984 ottiene uno spazio dal comune e fonda la cooperativa “Nuova Era”. È una delle prime in Italia ad occuparsi dei disabili.

Il piccolo Igor Galeotti

I casi più gravi vengono mandati in una struttura a Casal delle Palme. Il personale è altamente formato e dalle altre regioni italiane vengono a vedere, come Maria Pia ha organizzato la cooperativa, che si occupa pure dell’inserimento dei disabili nello sport. Molti ragazzi partecipano a competizioni sportive nazionali e vincono anche delle medaglie.

Il logo della polisportiva “Nuova Era” per i disabili

Negli anni novanta Maria Pia fonda un’altra cooperativa: la “Igor Galeotti”, per introdurre i disabili nel mondo del lavoro. Il sindaco Delio Redi le concede tre parcheggi, quello del vecchio ospedale, appena realizzato, quello di via Umberto I e quello di Piazza della Libertà. Sempre con il sindaco Redi ottiene un’area verde dove poter collocare un parco giochi e un chiosco, seguito da formatori e disabili. Si chiamerà “Evergreen” (oggi ancora esistente dietro il mercato del martedì). Quella è stata la sua ultima missione.

Il piccolo Igor con Mamma e Papà

L’incontro con Maria Pia Cappucci galeotti

Maria Pia ha gli occhi azzurri come il mare, è un po’ affaticata, ma il piglio della battagliera lo conserva ancora. Oltre al suo figlioletto Igor, venuto a mancare nel 1983, ha perso anche la sua seconda figlia Donatella, poco più di un anno fa, di cui ho scritto un ricordo su queste colonne. Una donna speciale molto amata dai suoi studenti. Donatella stata la prima insegnante di teatro di mia figlia. Si era formata nella scuola di Gigi Proietti. Non oso immaginare il dolore di Maria Pia…

Signora Maria Pia, come è cambiato da allora il mondo della disabilità rispetto a oggi?

Sicuramente le persone sono più sensibili al tema della disabilità. Oggi il mondo della scuola è molto più aperto, rispetto a quello che ho vissuto io con mio figlio. Pensi che le maestre, quando portavo Igor e glielo consegnavo, si andavano a lavare le mani, come se la disabilità fosse contagiosa

Una cosa che secondo lei è peggiorata? 

Mancano le strutture, i luoghi di aggregazione. Non ci sono più le ludoteche che possano accogliere questi ragazzi, che siano abili o disabili. Il comune dovrebbe aprire degli spazi idonei, invece è tutto chiuso

Ricordo perfettamente i parcheggi che gestiva la sua cooperativaIgor Galeotti”, che beneficio avevano avuto quei ragazzi che lavoravano lì?

Certamente un gran beneficio. Si erano abituati al lavoro, a gestire il denaro e dare il resto, e quindi a essere autonomi. Molti di loro avevano ridotto anche gli psicofarmaci perché lavorando si sentivano partecipi della società, come quei ragazzi che avevamo inserito nel mondo dello sport. Questa è l’inclusione per cui ho sempre combattuto

Poi perché tutto finì?

Perché arrivarono le strisce blu e il comune ci tolse la gestione dei tre parcheggi. Quei ragazzi sprofondarono nuovamente nei loro malesseri. Solo i formatori conservarono il posto, andando a lavorare per l’azienda che aveva vinto l’appalto. Cosa sarebbe costato al comune lasciarci quei tre parcheggi? Magari anche in altre zone, a noi sarebbe andata bene lo stesso

Avverto in lei l’amarezza di chi ha lottato a lungo per migliorare la qualità della vita alle persone meno fortunate, e ora le appaiono come battaglie che stanno andando perdute. Cari consiglieri comunali, cara giunta e caro sindaco, quando avrete finito di litigare, non dimenticate le persone con disabilità, tra l’altro con la vecchiaia potremmo diventarlo tutti. Riprendete in mano il progetto di Maria Pia… non è difficilè. Di strisce blu ne abbiamo in abbondanza.

Maria Pia con il suo nipotino Edoardo, oggi Calcutta

Prima di andare via le faccio i complimenti per la bellezza dei suoi occhi… e le strappo un sorriso. Oggi Maria Pia è circondata dall’affetto dei figli, nipoti e pronipoti. Alcuni dei suoi nipoti si sono dedicati alla musica, il più famoso è  il cantautore Edoardo D’Erme, in arte “Calcutta”.