Quella volta che la Regina Elisabetta voleva fare baronetti me e Giovanni
11 Settembre 2022Ora si sono fatti tutti sudditi di sua maestà britannica, io resto italiano e repubblicano. Tutti a mettere foto della loro gita al cancello del palazzo della regina a Londra, per dire… pure io na cica so re. Io non ce la faccio per via di quella bellissima canzone della mia parte che recita “con le budella dell’ultimo prete impiccherem l’ultimo re”.
Però una volta, lo ammeto, ebbi un incontro “ravvicinato” con la Regina dei britannici, per via di un miracolo, di una santa e di tanta fantasia. Ve lo racconto con humor britannico.
E’ morta una regina e sono contento, è morta una donna e mi dispiace.
Cosa volete farci sulle mie montagne semo cacciato i Papa non ci facemo certo mette paura da nu re. Adesso che ricordo lo cacciammo a cannonate di questi tempi.
Questa la storia, ho un complice nel racconto Giovanni del Giaccio (è lui che se l’è ricordata). Il miracolo è vero, Romano Rossi pure, che la Regina conosceva Lillo e Giovanni è storia. Non ci ha fatto baronetti, ma poco ci mancava. A dire il vero rifiutammo “ci capisca maestà, che figura faremmo al bar dopo che da una vita inneggiamo a Mazzini”. Era donna di mondo e comprese che il bar è bar.
Capì e ci diede il diritto di dormire a Ninfa la prima notte di luna piena dell’anno a noi e alla nostra genia.
W la Repubblica, ma ogni tanto la storia te intruppa
LA TESTIMONIANZA GIURATA DI GIOVANNI DEL GIACCIO
E va be’, voglio raccontarvelo pure io un aneddoto sulla Regina. Non c’erano telefoni cellulari, un addetto dell’ambasciata inglese venne a trovarci a “Latina Oggi” e il direttore, Gigi Cardarelli, disse a me e Lidano Grassuccidi incontrarlo. Voleva sapere della provincia, dell’economia, della storia, insomma rendersi conto del territorio. Ci lasciò un biglietto da visita, con la classica frase “per qualsiasi cosa…”. Ebbene tempo dopo, il mitico Romano Rossi scrisse di un miracolo alla Casa del martirio di Santa Maria Goretti alle Ferriere. Una signora inglese lasciò le stampelle e iniziò a camminare. Diede un “buco”, manco a dirlo, e noi dovevamo provare a fare un ritorno. Lidano ebbe l’idea “chiamamo quiglio dell’ambasciata”, ma la telefonata toccò a me. Spiegai cosa era successo, chiesi come funzionava in questi casi e se l’ambasciata facesse qualcosa. Rispose che tutto veniva comunicato alla Corte. Ebbene il nostro titolo fu “Un miracolo per la Regina”. Se Elisabetta II abbia mai saputo di cosa era successo alla Casa del martirio, lo ignoro, però mi piaceva raccontarvi questa vicenda di giornalismo di prossimità.


