Cacciatore di bellezza
13 Settembre 2022La storia è complessa, ogni cosa intorno funzionava ma era esclusa la meraviglia. Tutto era proporzionato ad un vivere nelle righe, mai sopra le righe.
La musica erano inni al Signore, i quadri “fotografia” del martirio, della via crucis, del martirio o dell’astenersi da questa vita con eremitico rigore. In alto i preganti più istruiti, in basso gli istinti bestemmianti di uomini che erano bestie da elevare.
Capite bene l’imbarazzo di scoprire l’andazzo di una vita dove è possibile l’arazzo, i blu, il mare con il suo spazio.
Scoprire l’andazzo di un mondo in cui non si esclude il cioccolato, la marmellata, la disperazione di una saint honoré, l’illusione del vino in una strada diversa per Dio.
Così la ragazza cominciò a giocare e lui pensava non si potesse, non era previsto. Lei scriveva sulla sabbia, poi il mare cancellava, ma la parola restava nella testa, come tormento di mare alla spiaggia.
Giocava, lui forse restava bambino a scoprire di imparare con quel gioco ad essere grande. Ma non era un viaggio incosciente ma era come far emergere un continente dal mare.
Gli occhi dell’uomo erano del navigare, aveva visto torture e miracoli in mille porti. Aveva visto donne ridere in mille toni diversi, aveva visto… non aveva visto nulla ora che stava lì. Eppure sulla pelle mille ferite di guerra.
Lei si fece guardare e lui parve non aver mai visto, anzi non aveva mai visto. Sbirciare la vita non è vedere il vivere, correre parallelo all’autostrada vivente non è fare la corsa della vita, vitale.
Lei ebbe mille occasioni di predisporre uno scrivere sulla sabbia, ci si pensa ai modi di lasciare un segno nella storia. Ma che dico, farne di storia.
Il fine della vita è il piacere, ma non il piacere dei dissoluti e dei gaudenti, come credono alcuni ignoranti che non ci vogliono capire, bensì il non soffrire, per quanto riguarda il corpo, e il non turbarsi per quanto riguarda l’anima.
Luciano De Crescenzo
Vivere anima e corpo nel proprio delirio, farne di anima e corpo un unico gioco non da dividere in due ma da sommare per ogni somma possibile r poi ancora di sorpresa in sorpresa. Sorprendente.
Non capiva più il vero dal verosimile ma tutto si riempiva di meraviglia che prima, semplicemente, non c’era.


