Elezioni 2022: I numeri raccontano un’altra storia. I “calcoli” di Facile Penna

Elezioni 2022: I numeri raccontano un’altra storia. I “calcoli” di Facile Penna

26 Settembre 2022 0 Di Davide FacilePenna

Dopo il voto, impazzano, come sempre, analisi socio-politiche sul valore e significato delle scelte degli elettori.
Qualcuno inneggia a cambiamenti radicali in arrivo. Qualcuno minaccia fughe all’estero. Altri paventano disastri prossimi venturi. Ovviamente, come è sempre stato in passato, pure questa volta nessuno fuggirà all’estero e le montagne rimarranno luogo di piacevoli escursioni e non campo di battaglia dei nuovi partigiani.
Probabilmente non ci saranno cambiamenti radicali, ne disastri maggiori di quelli già in corso.
Lo schema che vedremo è lo stesso degli ultimi trent’anni e ce lo siamo imparato bene ormai.
O il nuovo governo in politica estera ed economica si adeguerà alle direttive esterne (UE, NATO, USA, MERCATI FINANZIARI) e durerà fino alla prossima crisi di maggioranza (ipotesi più probabile) o camperà poco e subentrerà un nuovo Governo Tecnico.
Quindi, poco interesse credo si possa trovare a disquisire di temi e parole d’ordine che lasciano il tempo che trovano.
Più interessante invece ragionare sui numeri assoluti dei voti che, invece, rivelano come un po’ di “fattoidi” che ci vengono raccontati come veri in realtà tali non sono e come alcuni fatti veri siano incredibilmente omessi.
Primo punto. Affluenza al voto.
Ha votato il 64 %, degli aventi diritto (nel 2016 era stato il 72,9 %) ovvero la percentuale più bassa della storia repubblicana nelle elezioni politiche. Il primo partito d’Italia è nettamente quello degli astenuti (cui andrebbero sommate pure le schede bianche). Un fatto, quello del non-voto, dimenticato dai protagonisti politici e dal sistema mediatico, malgrado il trend sia in atto da alcuni anni ed ora abbia accelerato vorticosamente.
Quando il numero degli astenuti è così rilevante (in intere aree d’Italia ha votato molto meno della metà degli elettori) non si può catalogarlo come espressione di qualunquismo o stupido disinteresse alla vita collettiva, come hanno fatto in modo banale tutte le parti politiche. Tra chi non ha votato c’è una grossa percentuale che ha scelto di esercitare in questo modo il proprio diritto di voto.
O perché non si sente rappresentato dall’attuale offerta politica o perché non crede più nella democrazia rappresentativa.
In questo secondo caso è un elemento preoccupante che poco di buono fa immaginare per il futuro del nostro sistema.

Ci tengo però a dire che gli astenuti meritano tutto il rispetto perché non hanno ceduto al ricatto del “bisogna votare il meno peggio per fermare quelli”, o del “se non voti non conti e non puoi lamentarti”.
Secondo punto.

Con questa affluenza alle urne così bassa non sarebbe opportuno, anche, confrontare i risultati delle elezioni del 2018 a quelle del 2022 in termini di voti assoluti e non solo di percentuali di voto? Provo a farlo, consapevole che non è sempre facile confrontare elezioni così diverse.
Sicuramente ha vinto FDI, passata da 1.430.000 a voti a 7.275.000 voti. Ma gli altri?
E’ crollata la Lega: dai 5.670.000 voti del 2018 ai 2.455.000 di oggi. Così come Forza Italia da 4.596.000 a 2.270.000.
Però in questi due casi i voti probabilmente sono rimasti in casa (ovvero andati alla Meloni).
In termini percentuali il CENTRO-DESTRA è passato dal 37 % del 2016 al 45% del 2022. In termini di voti da 12.152.000 a 12.270.000. Quindi la colazione di CENTRO-DESTRA ha gli stessi voti di quattro anni fa. Una maggioranza ma molto relativa. Grandissima parte degli italiani non la pensa come loro e non ne ha fiducia. Non hanno conquistato voti. Si è trattato più che altro di un mutamento genetico interno alla Destra. Ora il CENTRO- DESTRA è quella roba li. Stop.
Diciamo che hanno vinto rimanendo fermi perchè gli altri sono andati in retromarcia.
Il PD che, secondo i giornali d’area, avrebbe quasi tenuto come è andato? In realtà è stato un tracollo assoluto per i Piddini. Ha ottenuto il 19 % ma prendendo 5.330.000 voti. Nel 2016 aveva conquistato il 18,7% ma con 6.162.000 voti. Praticamente il vituperato PD a guida Renzi era andato molto meglio se contiamo i voti assoluti.
Tra l’altro inquietante (per loro) il dato in Emilia-Romagna e soprattutto Toscana dove sembra si possa materializzare nel prossimo futuro un cambio di colore dei governi regionali.
Ci si interessa molto del crollo della Lega al Nord ma non di quanto sia avvenuto nelle Regioni ex Rosse.
Calenda-Renzi? Non superano il 5 Stelle e si fermano al 7.8 % vero, ma raccolgono quasi 2.174.000 di voti partendo da zero ed in poche settimane.
Comunque sorprendente, almeno per me.
Tra l’altro dati alla mano, questi sono voti quasi tutti sottratti a PD o ad altri del CENTRO-SINISTRA.
Quindi la tesina che il Calenda-Renzi sarebbe una sorta di nuovo Centro o addirittura un pezzo di Destra è una mezza boiata. Se hanno futuro sarà solo con il CENTRO-SINISTRA e il CENTRO-SINISTRA non può farne a meno.

Il Movimento 5-Stelle sarebbe stato la sorpresa di queste elezioni. Certo il partito dell’Avvocato del Popolo non si è liquefatto come, troppo ottimisticamente, pensavano gli avversari ma davvero è andato bene?
Ha governato per quattro anni, di cui tre con proprio Presidente del Consiglio ed ora Capo Politico. Aveva il 33,2 % ora ha il 15,4 %. La metà.
Se consideriamo i voti assoluti è andata pure peggio. Ne aveva 10.737.000, ora 4.300.000. Quasi due terzi in meno. Un disastro.
I Pentastellati sono riusciti a salvarsi solo col voto del SUD Italia dove sono il primo partito, ma in una realtà di enorme astensione.
La lettura dei voti è interessante per capire dove sta andando la nostra società e forse per pensare in modo un po’ diverso al futuro.
Mi auguro che la Prima Presidente del Consiglio donna d’Italia, che non ho votato e non voterò, sappia essere molto realistica e legga questi numeri.