Vialli e quella maledetta partita truccata della vita

Vialli e quella maledetta partita truccata della vita

6 Gennaio 2023 0 Di Lidano Grassucci

Puoi vincere o perdere. Ma mica per una volta sola, una volta per tutte. Lo fai e lo rifai, punti, vinci o perdi. Così è la vita puntate all’infinito fino al finire.

Gianluca Vialli era un giocatore di pallone, uno con personalità, uno che ci sapeva stare. Col pallone ha vinto, ci sapeva fare, con la vita anche, ci sapeva fare.

Ma con la malattia? Lì, ecco lì non lo so. Ho seguito persone care che hanno combattuto questa guerra, non ne sono reduci.

Ciascuno di loro ha messo “in campo” la volontà, la determinazione. Magari vinceva la battaglia, poi un cecchino, una mina, una scheggia amica. Poi… stiamo tutti morendo, anche quelli che ancora non sono nati, malati già del male di vivere che non perdona e la fortuna è solo il tempo in più.

Vialli era un campione, il Signore, la natura, la vita gli avevano dato un corpo eccezionale, da campione appunto.

Ma? Gira così questa inevitabilità. Prima di lui aveva lasciato il re del calcio, di ogni calcio, Pelé, uno che nel calcio era onnipotente. aveva lasciato il capo dei cristiani, uno che conosceva Dio quello del cielo e lo capiva pure, Benedetto XVI. Che cosa è la vita, Vialli voleva ostinatamente fare ancora un tratto di strada, ne aveva diritto era giovane, così vanno le cose di questa terra.

Ora lo piangono tanti, i campioni in fondo ci adottano e ciascuno si sente vicino. Io sono juventino e di lui ho anche un sodalizio di colori per il tempo di vincere, ma ora segno col pallottoliere quanto tempo non c’è stato, quanto tempo ha rubato, la malasorte.

Lui era un campione e i campioni come vivono in tutti, restano per tutti.