Domenica in Semprevisa tra rum, tabacco e cuore

Domenica in Semprevisa tra rum, tabacco e cuore

3 Aprile 2023 0 Di Davide FacilePenna

Glielo avevo promesso, da almeno cinque mesi, ai mei amici d’infanzia. “Vi porto sulla vetta della Semprevisa. La leggendaria Cima Nardi”. Manco fossi uno sherpa nepalese, io che non sono mai arrivato nemmeno a duemila metri
d’altezza. Unica mia referenza in merito di montagne, sono le lunghe passeggiate che, spesso, mi portano ad attraversare i percorsi Lepini.
Alle 7:30 di questa assolata Domenica della Palme ci vediamo, già carichi (insomma), di fronte Bar SMS di Borgata Carrara, per dirigerci poi, insieme, a Bassiano.
“Male che vada facciamo una ricca colazione e torniamo a letto se piove” aveva scritto ieri il sempre saggio Domenico, che ha una lunga barba da talebano, ma che coi precetti religiosi degli studenti coranici poco c’azzecca. Partiamo in sette e siamo decisissimi a vivere o morire insieme. Nessuno crede in noi, tra parenti ed amici.
“Non ce la potete mai fare” è il messaggio di una collega della moglie di Giuliano che, spavaldo, dice una cosa del tipo “se comincia a piovere, saremo noi la tempesta”. Lo guardo attonito, mentre mi strafogo un cornetto al pistacchio.
Arriviamo al Fosso Sant’Angelo di Bassiano e parcheggiamo i nostri potenti mezzi motorizzati, quando già molti posti auto sono occupati. La meta è gettonatissima di domenica.
Prendiamo subito il Percorso 710, meglio noto come il Sentiero Nardi, il cui imbocco sorprende più d’uno dei novelli esploratori, che cercava di proseguire sulla strada asfaltata.
“Di qua, di qua. A sinistra”. Facciamo notare noi “esperti” C’è subito uno strappo in salita niente male, che si fa sentire sulle nostre arrugginite articolazioni.
“Tranquilli” gli dico “Questo è l’ultimo pezzo tosto”. Ripeterò la pietosa bugia motivazionale, almeno, dodici volte durante la giornata. Alla quarta volta nessuno ci crederà più, malgrado il supporto del più credibile (di me)
Avvocato Andrea, detto “Lo Za-fo’”. “Pure questo è l’ultimo pezzo tosto eh?” dirà sempre più spesso Paolo, che, beffardo, sale con le mani in tasca.
Conquistiamo la gelida acqua della Sorgente Sant’Angelo in tempi record, trainati da Fabio, che oltre a fare da capo-fila, riesce pure a mettere insieme uno stupendo video, che poi monterà, con tanto di meravigliosa colonna sonora. Io ci avrei messo sotto “Fear of the Dark” ma, comunque, complimenti sentiti per immagini e musica. Dopo il Rifugio, però, rallentiamo e deviamo sulla “strada bianca”, abbandonando per l’ultimo tratto il “Sentiero 710” per evitare azzardi atletici. E’ vero che, come dice Giuliano, noi siamo “tutto cuore” inteso come passione ed impegno, ma vorremmo conservarlo, anche, come organo vitale questo cuore.
La deviazione sarà una scelta azzeccata, perché arriviamo, direttamente, al belvedere di Campo Rosello, dove ci attende una scultura a forma di cuore che non avevo mai visto prima e che colora d’amore tutto il panorama della pianura pontina.

Prima della salita finale che ci porterà alla cresta della Semprevisa, attraversiamo il magico Pian della Faggeta.
Sembra una prateria dello Yellowstone per quante mucche e cavalli ci pascolano allo stato brado.
Camminiamo, guardinghi, in mezzo ai quadrupedi che ci scrutano, invece, indifferenti. Un bellissimo cavallo bianco se ne frega così tanto di noi, che cerca, anche, di ghermire, di fronte ai nostri occhi, una giovane, ma riottosa, esemplare femmina, per far aumentare la già numerosa, popolazione equina locale.
Del resto, quella è casa loro e noi siamo ospiti. Loro ci tollerano perché sanno che, a breve, torneremo alle nostre chiassose città. L’arrivo in vetta ci sorprende, come sempre in questi casi, stanchi ma felici. Dopo un doveroso omaggio alla croce che è ormai, anche, il tempio pagano eretto in ricordo dell’alpinista Daniele Nardi, ci stravacchiamo in uno spiazzo lì vicino per azzannare le libagioni che emergono dagli zaini.
Senza esserci nemmeno messi d’accordo, componiamo un pranzo completo domenicale. Qualcuno ha portato il caffè fumante in termos floreali, qualcuno cioccolata amarissima, qualcuno ciambelline zuccherose.
Menzione d’onore a Gianluca che è riuscito a trascinare in vetta nove bottiglie di Ichnusa. “Scusate. Sono quelle piccole. Le grandi non c’entravano nello zaino”. Prima di prendere la via del ritorno, che ci riporterà alle auto un secondo prima della pioggia, concludo in bellezza io, offrendo un goccio di Cardenal Mendoza a tutti.
Scenderò a valle fumando un Casanova, come un Capitano che riporta la nave in porto con la stiva piena d’olio di balena e la ciurma al completo.
PS State sereni che in vetta, in modo o nell’altro, ci arriviamo sempre.