Elezioni, e se “riruralizzassimo” Latina? Le parole che non sentirete al voto
13 Aprile 2023Vivo a Latina da oltre 50 anni, ne scrivo da 40 (ogni giorno). Feci la prima campagna elettorale che c’era Nino Corona. Conosco a memoria le parole di circostanza che si dicono in questi tempi. Come se ci fossimo dato una etichetta che ci ha velo alle idee che non abbiamo. Recitiamo rosari elettorali e i grani sono marina, “con le bellezze che abbiamo”, l’urbanistica, le strade che rispetto a Monza di gran premi noi ne possiamo fare 23.
Se, dico se provassimo a fare una cosa diversa, per una volta nostra. Dico di passare dal rosario con la sua ripetitività ad un Vangelo apocrifo. Fino ad ora abbiamo fatto una corsa di 90 anni a fare una città sempre più grossa, poi a votarci ad un manifatturiero che sembrava non divere avere fine, come oggi non paiono destinati ad avere fine la mania dei centri commerciali, ma c’è Amazon e Zalando che incombono, come per l’industria ci sono stati i cinesi. Ecco che enormi edifici, grandi opifici, aree commerciale sono spettri. E allora perchè non ci torniamo a piantare grano? Perchè non ricostruiamo il paesaggio pontino? Saremo forse non i primi, ma poco ci manca. A Milano hanno fatto il bosco verticale con Stefano Boeri, una cosa analoga è in via di realizzazione 13 mila e 200 metri quadrati (la Green Island, nella foto) a cura dell’architetto Gennaro Farina all’Eur. Portano il bosco in città, perchè non riportiamo la campagna a Latina? Sarebbe un colpo al degrado, sarebbe una opportunità per una agricoltura, quella pontina, capace di performance economiche incredibili. Rifare la campagna, ricostruire i canali, le linee frangivento da innestare con le aree verdi e agricole limitrofe: Cisterna, Sermoneta, Sezze, Pontinia, Sabaudia.
Almeno parliamo d’altro, così per divertirmi anche un poco.


