Passeggiate a Latina: Vuoi vedere che alla fine il giocattolo politico s’è rotto?

Passeggiate a Latina: Vuoi vedere che alla fine il giocattolo politico s’è rotto?

16 Aprile 2023 0 Di Davide FacilePenna

Si sono, appena, chiusi i termini per la presentazione delle liste per le elezioni comunali del 14-15 maggio a Latina.
I candidati alla carica di sindaco saranno solo due, Celentano per il Centro-Destra e Coletta per il Centro-Sinistra. Saranno appoggiati da cinque liste la prima e da quattro il secondo. Non era mai capitato a Latina, che ci fossero solo due candidati sindaco e cosi poche liste di candidati consiglieri.
In realtà, credo, non sia mai avvenuto in nessun capoluogo di Provincia italiano un fatto del genere. Anche stavolta saremo un caso di scuola per tutta la nazione. Mi è giunta voce, tra l’altro, che per mettere insieme le nove liste si sia fatta molta fatica e che, per completarle, si sia arrivati ad includere candidati che, forse, non prenderanno nemmeno il voto dei familiari più stretti.
E’ un evidente segnale che i cittadini, soprattutto quelli che hanno ruoli e posizioni lavorative importati, abbiano poca voglia di andarsi ad infilare in un ginepraio che ritengono inutile e rischioso. Anche perché, è altamente probabile, che il nuovo sindaco, chiunque sia, venga votato da una piccola minoranza degli aventi diritto al voto e che inizierà il mandato con una scarsissima legittimazione popolare.
Del resto i prodromi del corto-circuito pontino c’erano già da tempo. In primis, il crollo verticale della partecipazione al voto registrato degli ultimi cinque anni, che ha portato al dato più basso della storia locale alle ultime regionali (meno del 40%). In secondo luogo, l’evidente distanza e disaffezione alle questioni politiche della massa dei cittadini.
Emblematica è stata la caduta dell’amministrazione Coletta, che è stata drammatizzata da tutti i protagonisti politici, manco fosse stato il Referendum Monarchia-Repubblica, mentre, bellamente, in città si viveva una normale giornata feriale.
La realtà è che, alla fine, il giocattolo democratico a Latina s’è rotto e chissà che non sia preludio di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi o anni nel resto d’Italia. L’ho verificato, di persona, negli ultimi giorni, dalla voce delle persone che ho incontrato nelle mie quotidiane passeggiate che, Foscari tra le labbra, ho fatto dalla periferia al centro di Latina.
La maggioranza dei latinensi non crede nei loro rappresentati politici e non crede più al ruolo “fattivo” della politica come mezzo per il miglioramento della vita di comunità. Come, del resto, dargli torto? Da queste parti hanno dato, per vent’anni, valanghe di voti alla Destra che, poi, ha fatto cadere anticipatamente due suoi Sindaci, tra mille recriminazioni e, pure, qualche inquietante strascico giudiziario; quindi attenta dottoressa se dovessi essere tu a vestire la fascia tricolore, perché il lupo manco il pelo cambia da noi, oltre al vizio. Nel tempo i pontini hanno sentito promesse mirabolanti su centri intermodali, metropolitane leggere, terme, aeroporti ed autostrade Roma-Latina e si sono ritrovati con tanti debiti e una pista ciclabile. Stanchi e sfiduciati hanno, poi, votato, in massa i civici, chi li hanno delusi, pure più degli altri.

Eppure chiedevano, solo, un po’ di decoro urbano, strade asfaltate, erba tagliata e uffici comunali aperti tutti i giorni ed un po’ più efficienti.
Si sono ritrovati con gente che gli diceva che dovevano pensare alle cose serie, alla lotta alla criminalità organizzata, alla pace nel mondo, al buco nell’ozono ed alla battaglia contro la discriminazione razziale, mentre erano sommersi dalla spazzatura e sfondavano i cerchioni delle autovetture nelle voragini stradali (qui li hanno pure perculati).
Vedono, oggi, locali segretari di partito che si muovono e parlano con spocchia e supponenza, manco fossero i potenti segretari della Prima Repubblica, quando nemmeno riescono a controllare i propri iscritti o far cambiare una lampadina sotto casa loro. Vedono candidati che passano da Destra e Sinistra e ritorno, come fosse la cosa più naturale del mondo.
Vedono la propria città che è e sarà sempre colonia, perché i veri manovratori, che stanno fuori le mura, hanno ed avranno sempre l’interesse ad avere amministrazioni deboli e manovrabili.
Pensano che la storia del “se non voti non conti” e “votare è un dovere civico” è una presa per i fondelli e che gliela raccontano quei pochi che, dal voto, avranno qualche piccolo vantaggio clientelare.
Di fronte a tutte le rimostranze che ho sentito, ci ho provato, cari Damiano e Matilde, a replicare che è necessario, comunque, venirvi a votare, ma non credo di aver ottenuto molto, anche perché la penso un po’ come loro.

PS. Unica cosa che di cui nessuno mi ha parlato è il Terzo Polo, che ha fatto come Nanni Moretti in Ecce Bombo: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”