Nelle terre dei Caetani: quella bellissima Caetania di domani

Nelle terre dei Caetani: quella bellissima Caetania di domani

29 Maggio 2023 0 Di Lidano Grassucci

Vivere in queste lande porta a considerare le cose di qui acquisite, come banali e invece sono eccezionali con in più la dannazione dei ricordi.

Il docufilm  “Le terre dei Caetani” è un lavoro di Gianfranco Pannone, un lavoro rigoroso, lui nel lavoro lo è, ma anche così amorevole che quasi è corolla di un fiore che è la vita di chi la passata qui. E’ stato presentato oggi al cinema Corso di Latina.

Di Gianfranco non possono non ricordare ogni volta che ne vivo, guardo, i lavori quando, entrambi militanti socialisti della Fgsi, parlando mi confessò di voler fare il regista. Gli dissi: ma che dici, mi pare troppo grossa. Lui fa il regista per amore del cinema per tenacia personale, per cultura ricercata. Sapete bene da questa premessa che essendo entrambi socialisti abbiamo almeno tre visioni del mondo e altrettante del nostro piccolo mondo. Il docufilm è ricercato, si innamora delle sue immagini, e le immagini non sono mai banali. La storia è narrata con una velocità che più che lo spettatore sembra segnare il tempo della città e lo spettatore cambia l’ora. Ma il percorso tra Fogliano, Sermoneta, Tor Tre Ponti, Ninfa stabilisce e disegna una regione che non c’è la Caetania che si dissolve in sequenze di sogni inglesi, americani, di nazionalismo italiano dentro quel ribaltamento di rimpiangere la palude con la sua rivoluzione dentro una famiglia di nobile tradizione

“Io, di solito – dice il regista – amo raccontare degli operai, dei contadini, invece qui parlo di una grande famiglia”. No, Gianfranco, dissento, quando parali di “rinaturizzazione” , di un territorio che va difeso dalle casette e dalla loro invasione torni a quella storia di chi segno questa terre non per bonifica ma la chiamò “malefica”.

Poi non so se i decisori di questo posto c’erano ma hai dato, Gianfranco, una lezione di stile raccontando di quella ricchezza che sono le fondazioni, la Caetani (che era il committente), ma anche il Campus internazionale di musica di Riccardo Cerocchi. Sono le levi di una politica, anzi sarebbero, le leve di una cultura che non si ferma borgo piave, che non involve sul suo modesto, diciamolo, razionalismo, ma vola nell’idea del filo rosso di una terra che parla inglese, che nasci a Parigi, che stai nel gran tour.

Bello perchè è così dentro la terra da essere fuori dalla retorica della terragna, parla di fiori e non di gramigna.

Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primaveraIl nuovo amore getti via l’antico nell’ombra della sera, nell’ombra della seraBen venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fioreMentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore

Francesco Guccini, Canzone dei 12 mesi

La fondazione Cetani fa mezzo secolo, anzi lo ha fatto lo scorso anno, ma è così giovane, ben venga il docufilm, con i suoi colori. Manzoni diceva del cielo di Lombardia che “era così bello quando era bello”. IO dico che Ninfa è così bella quando ti lascia andare ai profumi di maggio e capisci che questo piano non va cementificato ma tolto il cemento per farne terra di grano, di rose, di profumi di lavanda.

Gianfranco ma ti diranno che bello, ma poi faranno il brutto. La fondazione Caetani non deve, consentimi, preservare deve innovare piantando alberi dove hanno fatto case, stabilimenti vuoti è terminato il tempo in cui si tagliavano gli alberi e si facevano case, ora si abbattono case per farne giardini, o sopra le case si fanno boschi che vanno verso il cielo. Mi hai riconciliato con la mia terra, grazie compagno Gianfranco, il sole dal monte ed è il sole di domani, dell’avvenire.

Rif: Ringrazio la fondazione Caetani attraverso il presidente  Massimo Amodio, il mio amico Gianni Molon che i ha invitato e il cinema Corso che tiene in vita il cinema e non mi par poco.