Parte l’era Celentano, “incoronato” Tiero e l’Aventino dell’equivoco
14 Giugno 2023Cosa volete che vi dica, seguo il consiglio comunale dal 1987. L’ho seguito prima con scoperta, poi con passione, poi perchè conoscevo consiglieri e assessori, poi perchè cominciavo ad avere memoria delle cose. Poi, piano piano, le cose come se si fossero dissolte, le parole si quasi scioglievano e non restavano. I riti prendevano il posto delle passioni, segno dei tempi certo.
I cittadini riempivano l’aula, era uno spettacolo, poi lungo le scale, poi fuori. C’erano i gruppi, ogni partito aveva le sue anime e si trattava. Poi di corsa dentro il Circolo Cittadino per limare le posizioni. La strada, Corso della Repubblica, quasi bloccata… si riuniva la città. Ora non ci sono neanche le auto nei parcheggi, il bar del Circolo è chiuso. La volta scorsa il sindaco Damiano Coletta ha letto il discorso di Pericle agli ateniesi, oggi Matilde Celentano spiega che il termine sindaco viene dal greco syndikos, a Latina amano la Grecia. Naturalmente ciascuno a suo modo, del resto lì la politica è nata e, forse, è inevitabile.
Tutti in consiglio sono eleganti, il movimentismo con i fratini di Lbc è, per fortuna estetica morto, ma ora siamo un poco troppo inamidati.
Si ascolta, il pubblico non è certo da stadio ma da cerimonia. Bisogna ricordare Silvio Berlusconi, mica facile. Bisognerebbe dire che lui con la scelta nel ’93 di dire “Se fossi romano voterei Fini e non Rutelli”, non convinse i romani, che scelsero Rutelli, ma quelli di Latina sì: votarono Ajmone Finestra e non Domenico Di Resta. Berlusconi disse ai moderati che non c’era il tabù alla destra ancora persa nella nostalgia e si iniziava un cammino nel liberalismo. Ma questo ricordo il vecchio cronista che sono non l’ha sentito, peccato, eppure era la radice della destra di governo, della Latina degli ultimi 30 anni, compresa la parentesi di Coletta che “scende in campo” come Berlusconi, non ha le televisioni ma Lievito e gli spettacoli, le iniziative culturali, e sente il calcio. Non solo ama la democrazia diretta, senza partiti pesanti ma con movimenti leggeri.
Si elegge il presidente del consiglio: Raimondo Tiero prende 32 voti sui 32 disponibili. Visto l’esito mutuo per lui lo slogan elettorale di Titta Giorgi “Tutti per Titta, Titta per tutti”, in “Molazza per tutti, tutti per Molazza”. Ma il segnale dell’unanimità sul presidente è forte per una politica bicefala con il sindaco forte che ha nel consiglio una presenza che sarà certamente altrettanto forte nei ruoli di ciascuno.
Poi? Poi non si capisce. Richiesta di sospensioni, votazioni, bisogno di vedere Berlusconi. Insomma il resto è stato metereopatico, e fuori il sole di giugno convive con temporali che paiono d’ottobre. Non si capisce il tempo che fa.
Si parte, quando esci dal porto devi navigare.
Oh, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione né mai ce l’avrà
Chico Buarque, O che sera (trad Ivano Fossati)


