Lunedì sera Geena è stata una signora in giallo-rosso
7 Luglio 2023INFORMAZIONE PER I LETTORI NORMALI (i non romanisti):
questo articolo è romanista, nuoce gravemente alla salute. Questo articolo dimostra l’alto tasso di liberalità del direttore di questa testata, che poi sarei io Lidano Grassucci juventino orgoglioso. Si parlerà, naturalmemte, di calcio minore. Davide Facile Penna ha avuto una prova della mia stima personale per lui, non per la sua fede calcistica. (L.G)
IL PEZZO
Il mio amico di vecchia data, Graziano, mette la firma sulla seconda tessera che mi convince a prendere da quando lo conosco. La prima, tantissimi anni fa, odorava di passione politica e portava il simbolo di un movimento politico giovanile che non c’è più.
Questa seconda, invece, profuma di fede calcistica ed è la tessera del Roma Club Latina, un club che mancava dai radar pontini da troppo tempo.
Il Roma Club Latina lo hanno pensato e creato alcuni capitani coraggiosi lo scorso anno, dopo aver visto il corteo dei giallorossi pontini invadere Piazza del Popolo per festeggiare la vittoria della Conference League.
Teoricamente sarebbe stata una pazzia fare un Club di tifosi romanisti in “Terra Infidelium”, in quanto Latina è storica propaggine di internisti e, ahimè, juventini. Pare, secondo analisi socio-calcistiche discutibili, sia anche landa di laziali che si contrapporrebbero, per campanilismo, alla giallorossa capitale.
Invece i visionari della Notte di Conference, conti alla mano, ci hanno preso a fare il Roma Club; lo scorso anno hanno tesserato centottanta lupacchiotti e quest’anno sono già a quota cento (bono Durigon, non è robba tua).
Si sono, pure, affiliati all’Unione Tifosi Romanisti e la scorsa stagione hanno portato allo Stadio tutti i soci che lo hanno chiesto; impresa non facile visto che l’Olimpico era sempre sold-out.
Hanno pure stampato uno striscione tutto loro da esporre nel posto che gli hanno assegnato allo Stadio. Quanto tempo era che all’Olimpico non compariva il nome di Latina versante Roma?
Non hanno, ancora, una sede fissa, ma li trovi, spesso, al Geena di via Custoza. Lunedì mi hanno invitato lì per la cena di inizio anno calcistico, che per noi giallorossi parte già col mercato estivo.
“Io aspetto il botto. Se arriva una forte arriviamo a duecento iscritti” “Dove? In attacco!” “Scamacca?” No dai. Pensavo a qualcun altro. Però se prendono Scamacca, poi come al solito comincio a sperare che sia il nuovo Ronaldo. Come facciamo sempre noi”
Oltre a Graziano, i più attivi sono Ornella La Passionaria (“mi raccomando le foto dello striscione nostro per chi va allo Stadio e, chi viene scelto come alfiere, si ricordi che la sua è una missione non una passeggiata a Roma!) e Danilo, che è andato a Budapest per la finale persa di Europa League e ancora non è ripreso totalmente.
Vedo una ex consigliera comunale che mi ricorda che siamo vicini di casa, ma non vuol parlare di politica, perché la fede calcistica qui travalica l’ideologia.
Sto al tavolo con Deborah che viene da Nettuno e racconta che, per la rabbia ed il dispiacere della sconfitta col Siviglia, la notte del 31 maggio ha sbagliato strada ed è tornata a casa sua da via dell’Acciarella “Gli alberi mi si chiudevano sulla testa”.
Vicini a me c’è Stefano che ha scritto ben due libri sui figli e le figlie dell’AS Roma: Perle di Roma e Nuove Perle di Roma. “Ho scritto pure un capitolo sui bidoni che abbiamo preso nella nostra storia. Andrade, Fabio Junior, Renato Portaluppi. In realtà non lo erano scarsi, soprattutto Renato. Vabbè, tranne “Uragano” Fabio Junior. Lui effettivamente era senza speranza”
La cena immancabilmente si conclude con gli inni classici e la foto di gruppo. Tutto molto tranquillo, tutto assolutamente composto. Tranne “un Lazio merda” urlato da una socia che non si trattiene dopo la seconda Keller.
Niente cori contro gli avversari, ne insulti alle altre squadre.
E’ la tendenza del Roma Club Latina. Loro la chiamano Tendenza Di Bartolomei in onore di Agostino Di Bartolomei, lo storico Capitano del Secondo Scudetto della Roma.
Un uomo particolare, oltre che un grande calciatore. Uno morto di dispiacere nel 1994 a Castellabate per colpa di un mondo del calcio che lui amava ma che, dopo la fine della carriera da calciatore, lo aveva dimenticato.
Serio e antidivo ante-litteram, ma anche raffinato e coltissimo. Un episodio di tanti anni fa, lo racconta benissimo. Una volta Ago andò a giocare una partita di Coppa in Olanda e la gara finì con incolore zero a zero.
Prima della partita l’allenatore, Nils Liedholm, portò tutta la squadra a vedere il Museo Van Gogh*. Tornato a casa il figlio Luca gli chiese “Papà come è andata in Olanda?” Lui serafico “Partita pessima, ma museo fantastico”.
In poche parole, la Tendenza Di Bartolomei.
* L’episodio è assolutamente vero. I particolari potrebbero essere, solo, un po’ diversi, perché lo ascoltai in tv, raccontato anni fa da Luca Di Bartolomei, che, sono certo, non se ne avrà a male per eventuali imprecisioni.


