Pride, “ma n’è beno”. Tiziano Ferro: “Io sindaco? Io mantengo le promesse”

Pride, “ma n’è beno”. Tiziano Ferro: “Io sindaco? Io mantengo le promesse”

8 Luglio 2023 1 Di Lidano Grassucci

Ma n’è beno” avrebbe detto zio Titta davanti a questa manifestazione e Silvana a chi si opponeva avrebbe dato un ben servito con un “ma iate a f…..”

Hanno sfilato in tanti ieri pomeriggio a Latina, erano colorati e divertenti, persino sobri. Certo per la musica avrei scelto altro… io sono rimasto ai Nomadi, a sentire i versi.

Latina ha avuto un sabato pieno, la città vivace, mancava solo l’acqua nella fontana e il Comune aperto. Ma ci vorrebbe amore e non occupazione per dare acqua ed aprire le porte del municipio. La palla era secca, la vasca pure, che tristezza. I ragazzi e le ragazze se la ridevano, mentre in Comune e oltre i generali erano cupi. Il palazzo sembrava il palazzo d’inverno e lo zar se ne era già andato.

Personalmente avrei dato patrocinio e matrocinio e sarei stato a far festa con loro, non temendo contaminazioni perchè sono i deboli che hanno paura i forti sono sicuri. Avrei ricevuto gli astanti, fatto le foto, condiviso una gazzosa fresca e due olive di Gaeta. Sono ospitale con gli ospiti e pago al bar anche il consumo di chi mi viene a trovare.

Ha avuto gioco facile Tiziano Ferro a far fare una ennesima figuraccia a chi non ha scelto di scegliere a chi non ha coraggio, e chi non  ha coraggio non se le può dare.

Difenderò Latina da chi tratta le persone come non deve trattarle. Voglio anche ringraziare chi mi ha chiesto di candidarmi sindaco. Ragazzi voi siete matti. Io per voi ci sono comunque. Non posso fare il politico, non ne ho le caratteristiche, tipo io le promesse le mantengo, un brutto difetto lo so. Continuate la vostra sfilata con gioia

Mantenere la parola data, è un principio di un tempo in cui c’era il senso del giusto e anche quello del ridicolo. Qui si è perduto il giusto e si è abbracciato il ridicolo.

A me la musica del corteo non piaceva, ma per questo mica posso dire di non suonarla. Ho la mia testa, ma non voglio che altri la imitino altrimenti sarei banale, ma mi batto per chi non la pensa uguale. I ragazzi passano, ricordo quando era io ragazzo ambizioso e speranzoso e mi piacevano gli indiani metropolitani, la vitalità di contestare ogni banalità, ogni potere per poter essere giovani. Ma chi sono io per giudicare questi, come mi stavano antipatici chi giudicava noi.

Vedo mille bandiere, che bello. Dalla circonvallazione altezza Palazzo M una massa colorata avanza, nessuno ha paura, qualcuno si tiene per mano.

E’ una festa, da ragazzo andavo a tutte le feste. Le feste non odiano, poi il resto non è cosa che so.

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.

Sandro Penna

In quegli anni scoprivo Sandro Penna, mi battevo da socialista per una libertà non solo dalla fame, ma dalla oppressione dei luoghi comuni. I militanti severi, quelli che conoscevano l’andamento della Storia, ci dicevano che “stavamo tradendo che i problemi erano altri”, che eravamo ravanelli “rossi fuori e bianchi dentro”. Ma a noi qui ragazzi di parco Lambro, di Bologna e anche dell’Università dove stavamo per arrivare, ci piacevano eravamo noi.

Oggi, è bello vedere Latina piena di colore, mai volgare, una città dove l’unica cosa che stonava era l’acqua che mancava alla fontana.

Ora la voce tua disparirà.
E domani cadrà anche il tuo fiore.
E nulla più verrà. Forse la vita
si spegne in un falò d’astri in amore.