Ave Maria nel pensare di luglio
14 Luglio 2023Ogni tanto mi prende questo bisogno di guardare dentro il mio archivio emozionale, la mia scuola alla vita. Sono, restando quel che sono, convinto che debba lasciare un dubbio a questo mio essere che non può essere tutto qui,
e voi materialisti col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso
le verità cercate per terra da maiali
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
tornate a casa nani, levatevi davanti
per la mia rabbia enorme mi servono giganti
ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
Francesco Guccini, Cyrano
E cerco nelle mie memorie e nelle cose che mi vengono incontro risposte nuove a domande solite ed ogni volta scopro che il mondo è così diverso che sarebbe compresso in un mondo solo, che si vive a milioni e se degli altri milioni nulla so non è che loro non sono. Poi cerco i miei che necessariamente ritroverò o nell’ausilio della vita sono la mia custodia.
Ho una mia religiosità molto vaga, molto panteistica, per cui mi piace pensare di rincontrare tante persone che nel frattempo hanno deciso di andarsene prima di me. Io sono invece intenzionato a rimanere qua il più possibile, naturalmente. Sono quelle idee un po’ romantiche; se ragiono freddamente dico che è impossibile, ma se lascio andare la fantasia… Sono sicuro in qualche modo di rincontrarle.
Francesco Guccini
Ave, Maria, grátia plena,
Dóminus tecum.
Benedícta tu in muliéribus,
et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta María, Mater Dei,
ora pro nobis peccatóribus,
nunc et in hora mortis nostrae
Non riuscivo a imparare le preghiere, come se quel canto in me non trovasse orecchie.
Volevano farmi pregare con atti di dolore, ma io credevo in atti d’amore, in atti di speranza, in speranza. Il dolore no, il pentimento neanche. L’amore sì, quello l’avrei potuto imparare.
Maria, già Maria.
Il suo volto era pulito, come acqua di fonte, negli sguardi ingenui che pittori di piccoli posti gli avevano ficcato addosso dentro chiese che avevano dimenticato, dimenticate, i fedeli, ma non chi di fede aveva domande e le risposte mai.
Io in ogni quadro, dentro quegli spazi di silenzi soli, ci vedevo la madre che avevo, mia madre, bella come sono le grazie che ci manda il cielo quando con gli uomini non e’ irato.
Madre mia in una madre che non era la mia, ma mi dicevano che fosse anche per me.
Cielo limpido, poi guardando gli occhi di un padre per sua madre lacrime di tenerezza non di dolore e capivo il mistero di quella madre che vide la croce di un figlio e si fece scudo contro ogni torto anche quello che aveva per mandante l’ amore e quel Creatore a cui lei si aveva dato immenso amore.
Sai che fra un’ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.
Fabrizio De Andrè, Ave Maria
Maria sola tra la gente, il frutto del ventre tuo è un Dio che si è fatto bambino e nel tuo latte si è fatto uomo in un destino scritto da chi ha creato l’ amore ma se ne è dimenticato per il suo disegno. Un ladrone vede la sua giusta morte e quella incredibile del Nazzareno che altro non aveva da dire se non che mai aveva fatto male ma il padre lo puniva uguale ma per i suoi guai nel creato. Il ladro capisce, il creatore non vuole capire. Sotto Maria madre, sotto Maria di Magdala d’amore. In tre con il ladrone sentono quanto e’ ingiusto il disegno e lo vorrebbero cancellare. Ma così andarono le cose tanto tempo fa e mille volte ancora.
Ave Maria gratia plena…
Giuro che in ogni chiesa ho incontrato mia madre, ogni madre in chiesa incontra il suo bambino, nel giro infinito di stare in questo mondo, in mille mondi e non uscirne mai.



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