Latina ora è malata di “festite” e cerca stakeholder (ma che li danno con le patatine?)

Latina ora è malata di “festite” e cerca stakeholder (ma che li danno con le patatine?)

23 Luglio 2023 4 Di Lidano Grassucci

Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze

Norberto Bobbio

 

 

Latina ha un “delirio” di feste in arrivo. Anzi è presa dal delirio delle feste, un classico dai tempi dei romani quello del “Panem et circenses” di Giovenale. Il popolo ha bisogno… di feste. Guardate che non scherzo anche il Colosseo era un “festificio”, come il “sambodromo” in Brasile. Che festa sia, comunque sia. Sono bastian contrario, mi scuserete, ma vivi capovolto e me lo sento dentro quel che ho da dire se il re è nudo è evidente

LE FESTE DI CULTURA

Saremo città italiana della cultura, poi tutta una festa fino al 2032 quando faremo il centesimo compleanno. Cosa è del resto la cultura? O è una festa o è un vecchio edificio a cui hanno abbattuto le scale

Lo definiranno gli stakeholder (non so bene chi siamo, non credo siano di questo pianeta, ma fa fico usare parole straniere a vanvera e mica vogliamo fare i provinciali?), si cercano direttori generali esperti… in feste da almeno due anni, si cercano generali per la grande offensiva delle feste.

Certo si si potrebbe cominciare da un assessore alla cultura, si potrebbe cominciare da una cosa normale, banale. Tipo dalla cultura per fare la capitale della cultura: ma il Cafaro che fine ha fatto? La Banca d’Italia perché l’abbiamo comperata? Il mercato coperto dove la gente discuteva e faceva cultura cittadina resterà “tappato” per sempre. E Le fontane che altrove danno vino, perché qui non danno niente. Le fontane sono simbolo di una città nella sua potenza di governare le acque: qui sono secche monumento all’ignoranza idraulica anzi peggio alla insignificanza idraulica.

Latina vuole essere capitale italiana di cultura, poi  scopri che è candidata pure Gaeta. Ora che puoi fare la capitale italiana se non sei neanche capitale di te stessa? Manco Gaeta ci crede: eppure Bergamo e Brescia che, mi scuserete, ma qualche valore aggiunto più di Latina lo hanno evidente, si sono messe insieme noi…

Qui l’Appia è una sorta di Colonna d’Ercole oltre non c’è Ninfa, Sermoneta, Sezze, Norma ma mostri che fanno affondare le navi oltre c’è il pericolo di essere normali. il Sabotino è la fine del mondo oltre non c’è mondo. Per tacere di Rio Martino più grande dell’oceano Pacifico e attraversarlo è inumano.

Eppure le radici di questo posto stanno in quelle abbazie che arrivano fin qui, a Valvisciolo, a Fossanova, poi ovunque nel Lazio meridionale e lì, li dentro conservarono l’occidente, l’Europa, la fede e i semi della libertà unica umana esperienza di rispetto di ciascuno. Ma no, non parliamo con i frati delle abbazie perché ci faremo grandi di scale e ingenui palazzi con la M, che non era l’iniziale di mamma.

I monaci di Valvisciolo, 12 minuti da piazza del popolo, sono stakeholder,  stanno qui dall’VIII secolo? Il parroco di San Paolo la chiesa di Tre Ponti del 1790, nel complesso che ospita anche la Fondazione Caetani è uno stakeholder? I butteri di Cisterna saranno stakeholder? I cispadani di questo piano, gli italiani d’Africa, gli istrani, i trentini di Bosnia, saranno stakeholder? Tiziano Ferro, Calcutta saranno stakeholder? Quelli del campus internazionale di musica, sono stakeholder? E il vescovo è uno stakeholder? I salesiani di san Marco che “hanno inventato i ragazzi a Latina” sono stakeholder?

Dice, possiamo vincere? Ma abbiamo già perso… La cultura è apertura, è contaminazione, sta nelle abbazie, nei teatri, tra i giullari, nei libri sull’ironia, su una donna che vive nella torre di Ninfa e piange per amore.

Venezia con i suoi commerci a Levante è cultura, Firenze con le sue banche nel mondo è cultura. Quando Gaeta aveva colonie commerciali nel Mar nero qui al massimo assaltavano i viandanti sull’Appia, e da 92 anni ci perdiamo a Cisterna, siamo stranieri a Sabaudia e non abbiamo mai visto una abbazia.

 

Nella foto l’abbazia di Valvisciolo