Capitale della cultura e i conti dei posti letto
7 Marzo 2024In val di Chiana ci sono 26.000 posti letto, a Rimini 146 mila. All’ aeroporto di Treviso arrivano sei milioni di passeggeri l’anno. Latina? L’ assessore del Comune di Latina, Annalisa Muzio dice … “Ma qui abbiamo tutto”. A Sezze gli avrebbero ribattuto: “saria a dice, na cica de niente”. E lo dice davanti ad una commissione ministeriale che ci capisce. La responsabile del progetto Latina capitale delle cultura 2026 “confessa”: “abbiamo 8 alberghi a 4 stelle”.
Io avrei detto che almeno sono 32 stelle totale, lasciando capire che “ci appelliamo alla clemenza della corte”.
Solo per gentilezza i commissari andavano avanti, antiche cortesie che si fanno a chi sta facendo una cosa che non è per lui.
Latina merita la bellezza del suo cielo non la banalità della sua narrazione.
Faccio un paragone che il protagonista dello stesso mi perdonerà: alla conferenza di pace di Parigi dopo la fine della seconda guerra mondiale andò a parlare per l’ Italia sconfitta Alcide De Gasperi che esordì “qui tutto mi è contrario tranne la vostra personale benevolenza”. Era ottimista, nessuno gli strinse la mano. La storia bisognerebbe conoscerla per evitarne la replica. Val di Chiana, 26 Mila posti letto, senza contare Siena… Latina, 120 mila abitanti, investe nell’operazione capitale della cultura, a suo stesso dire, 500 mila euro, Agnone, 4.700 anime, ha dichiarato oltre 5 milioni di euro di investimento
Cosa vi debbo dire, il mondo dopo borgo Piave è così grande…



Posso anche capire che vi sia un certo acredine verso la Amministrazione Comunale di Latina, ma andare a parlare di Turismo in questa terra è davvero da persone che non conoscono nemmeno la etimologia termine. Latina non è città turistica, come non lo è la mia Sabaudia, non avendo, per eredità storica e per volontà della propria popolazione, alcun “attrattore” turistico. Se quindi si dovesse parlare di alberghi e posti letto per ospitare flussi di visitatori di natura commerciale, congressuale, agraria, ecc, allora potrei anche capire la esigenza di ampliare l’offerta di posti letto. Ma a molte di tale offerta va sviluppata la offerta di eventi, occasioni e luoghi turistici, da cui potrebbe derivare una “domanda” turistica che oggi è asfittica e molto stagionalizzata (per quanto riguarda la costa). Inoltre, comprendo poco il legame fra le parole “cultura” e “turismo”. Non necessariamente fra esse deve esserci un nesso relazionale. La cultura di una comunità può essere innalzata anche con approcci centripeti, perché prima si deve amare se stessi per poi ambire a che altri ti amino 🙂