Appiando, suggestioni sul patrimonio dell’ umanità che non vediamo

Appiando, suggestioni sul patrimonio dell’ umanità che non vediamo

27 Luglio 2024 0 Di Nayeli ceccano

 

Appia patrimonio dell’ UNESCO e Latina non lo capisce, abbiamo il Colosseo ma vogliamo puntare a Spinaceto.

Suggestioni

Beh, ci provava le bisiluro Pietro Taruffi. Nonna Gilda mi diceva “me pari Taruffi” quando volevo andare veloce con la bici. L’ Appia poi se la vedi nel tratto di Latina ti pare non iniziare e non finire, hai due via di fuga aperte o verso oltre Monte Giove o oltre Velletri e i castelli, ma dal piano non si vedono lo devi sapere, dal piano due punti di fuga. Potevi andare a Brindisi poi diritto fino al Catai, altrimenti girando le spalle verso Roma il centro di ogni idea del mondo e ad arrivare alla città, all’ urbe, gli acquedotti e a simbolo di chi comandava l’ acqua e quindi il mondo. Ma da qui è un punto di fuga, una prospettiva. Un viaggio che puoi fare tu. Ai lati della strada ancora oggi si trovano monete, quelle che per pietà mettevano sulla fronte di chi moriva nel cammino e aveva la pietà della sepoltura e una moneta per pagare il passaggio verso il regno dei morti dal regno dei vivi. Caronte si faceva pagare all’ andata, perché il ritorno non era previsto e fino ad ora solo uno ha capovolto il viaggio ma si dice che fosse ebreo ma figlio di Dio e a testimonianza del ritorno un amore che non chiedeva di santità, di favori, di salvezza, amava e basta. Così questa strada vive perché non porta da nessuna parte ma lei è la parte del viaggio.
Qui, nel tratto di questo piano viaggiavano in compagnia di cicale e rane, di nebbie grasse di umido e il vento soffiava sale dal mare che c’è ma, timido, non si fa vedere. Qui cavalieri senza re, papi o ventura nei lati della strada onoravano animali duri come loro, bagnati come loro, bufale che belle non gli puoi dire ma qui col manto nero sono uguali ai mandriani restati greci isolati, dimenticati, nel mondo latino. La via Appia diventa patrimonio del mondo ma già era il filo di seta che ha fatto il mondo, che lo ha cucito. Ci passavo, sull’ Appia con la vespa di papà, che dalla 41 e mezzo fino a La storta davanti borgo Faiti metteva la terza e lasciava andare il motore, vento addosso, mi pareva una Isotta Fraschini e tutto a 70 all’ ora. Ho conosciuto qui il vento del motore e non mi pare poco.
Dovremmo fare un museo all’ Appia… Sarebbe bello essere per una volta belli, generoso patrimonio di altri e non egoisti autoerotisti su storie di dittatori. Dice ma di dove sei? Della terra dell’ Appia la regina delle strade, sarebbe giusto. Il resto? Roba di nani, l’Appia è cosa per giganti

 

Nella foto Tres Tabernae lungo l’Appia in Comune di Cisterna