La storia di Susanna e la sua bimba in un fiume
16 Settembre 2024Questo pezzo c’entra poco con le cronache politiche che sviluppo (cerco) su queste colonne ogni giorno, c’entra, invece, molto con la vita che mi scorre intorno.
La storia è triste e terribile ma umana e che ci (mi) appartiene.
Quando incontriamo le persone, quando ci incontriamo con noi stessi dobbiamo sapere della carne, del sangue, dei muscoli dell’altro, della sua anima così uguale alla nostre cose bisognose del medesimo rispetto.
“A tempo perso so omo”, dice Cicerulacchio davanti al plotone di esecuzione austriaco nel film di Luigi Magni “In nome del popolo sovrano”, nel vano tentativo di salvare i figli. I tempi sono sempre cupi. Siamo nell’altalena dell’amore e della disperazione in mezzo il nostro cuore che ha un sobbalzo. Ho cercato di dire quello che non si doveva, ma mi segnava.
Susanna Recchia era una madre di 45 anni, si è tolta la vita con la figlia di tre anni in provincia di Treviso, sul fiume Piave.
Perché? Non c’è il perché, non ci sono assoluzioni o condanne. Il male di vivere. Scherzo sempre, un poco cinicamente, sul fatto che la malattia più mortale del mondo è il vivere che ha il 100% di mortalità e dentro tanto dolore.
Ma? Penso a questa donna ai suoi pensieri, al tormento, alla solitudine o al troppo rumore. Penso al rumore delle auto nella via che la portava al suo capolinea, al rumore del fiume, alle foglie che facevano lieve rumore al vento, alla bimba che era con lei di amore piena. Penso e mi struggo al nodo alla gola, ai film che passavano in quello schermo che era la vita vera. Non c’è nulla da capire ma c’è certo da vedere come quel senso ci appartiene. Ho già vissuto più di lei, aveva 45 anni, la bimba tre. Ho visto di più, forse ho una ipocrita scorza più dura ma … Ma sento che questa fine mi appartiene, mi insegna, mi impegna. Siamo nella vita vera dove, se cadi, esce il sangue e non in un cartone dove se ti passa sopra uno schiacciasassi tu ti rifai esatto come prima. Che pensieri, che sensazione di essere già nel buio e la luce non è prevista, forse neanche inventata. Le hanno trovate in un isolotto nel fiume, abbracciate. Cosa fa fare l’ amore anche se è del finire che parliamo. Leggo e rileggo la storia di Susanna, diranno del senno, del peccato, io vi dico che ci capiti dentro e non è assenza di senno, non è bene o male, e’ la vita che ci appartiene… Nessuno escluso. E soffrono i carnefici e le vittime di questo mondo e quando avviene siamo quella cosa che chiamiamo umanità.


