La ragazza nuda che “spoglia” i preti iraniani inumani

La ragazza nuda che “spoglia” i preti iraniani inumani

4 Novembre 2024 1 Di Lidano Grassucci

Una ragazza nuda in Iran, una immagine potente di libertà. Chissà come la vedono le femministe, i militanti Lgbt, i sicuri difensori delle libertà ma “contro Israele”, ma contro l’occidente assassino e coloniale (Ma non sono stati gli arabi i più grandi commercianti di schiavi? Se colonialismo è stato ha avuto qualche complice).

Sono laico e i preti (di ogni fede sia chiaro, io festeggio il XX settembre) al potere non mi piacciono, anzi mi offendono con il loro portare la coscienza alla ribalta della vita vera che deve essere incosciente se vuole generare vite.

I preti iraniani hanno l’ossessione del vestire delle donne, la fobia del nudo rinnegando la creazione del Signore che ci fece nudi nella nostra perfezione. Il loro Dio voleva fare il sarto e non il creatore di bellezza quale è stato.

Quella ragazza protesta, ha la schiena dritta che essere donna è creatrice di vita è l’esatto contrario delle preghiere dei negatori di vita. Spero di vedere manifestanti a favore della ragazza, cortei a suo riscatto, condanne ad un modo di vita barbaro, bandiere dell’Iran briciate.

Spero di vedere intellettuali che non dicono di “rispetto di altre culture” ma di garanzia delle libertà di tutti e noi tutti siamo quella ragazza.

Quella ragazza è una bomba alla ipocrisia di chi dalle libertà di occidente si schiera con la barbarie sanfedista del medio oriente .

Se il Signore voleva nascondere le donne le faceva nascere velate, le ha fatte nude e perfette che coprirle è bestemmia alla creazione.

A Gaza, nel sud del Libano gli “sfruttati” sono da questi preti schiavizzati, costretti, negati. Il Libano ha perso la sua libertà e la metà dei libanesi sono cristiani e manco questi sono i loro preti.

Da che parte sto? Da quella della ragazza, da quella della libertà d’occidente, con la democrazia Israeliana e le sue donne soldato che sanno leggere, scrivere e vivono libere di essere belle e la bellezza non è reato davanti agli uomini e men che meno davanti a Dio.

Il resto? Il bisogno di avere un capo, un sacerdote che insegna il verbo a fronte della fatica di pensare che tocca ai liberi.