Il sionista e la caccia all’ebreo

Il sionista e la caccia all’ebreo

11 Novembre 2024 1 Di Lidano Grassucci

Che tempo brutto, non immaginavo potesse tornare il tempo brutto, eppure. Sotto le cose del mondo ci sono inferi che non vogliamo vedere, ma di tanto in tanto il fuoco ci brucia e vengono su.
Non pensavo si sarebbe negata la scienza in nome del complotto, non pensavo che sarebbero tornati i pogrom.

Sapete, sono presidente dell’ associazione Latina amica di Israele, una scelta che debbo alla mia coscienza come fanno quelli che vi aderiscono come me e siamo in tanti se si pensa a quanti hanno paura di dirsi liberi anche se si è di meno.

È bello ritornar “normalità”È facile tornare con le tante stanche pecore biancheScusate, non mi lego a questa schieraMorrò pecora nera

Francesco Guccini, Canzone di notte n.2

Ci ho guadagnato l’ inserimento nella lista di presunti agenti sionisti con minacce di ogni sorta e molti, anche amici, si sono preoccupati e vorrebbero curarmi da questa “malattia”.

A mio nonno dicevano che era “cocciardo” (testardo) e certo non mollo io, anzi: aprono la caccia all’ ebreo nella civile Amsterdam, ogni giorno nelle piazze virtuali del web, a Milano dicendosi antifascisti ma come i fascisti complici nella medesima caccia ai figli di David, antifascisti che vogliono “finire” il lavoro dei fascisti e non hanno vergogna.

Cercano di cancellare la diversità in un mondo sempre più eguale, banale, falso che non conosce, ma presume di sapere già tutto nel falso dei troppo buoni e nella menzogna dei tutti cattivi.

Hanno cercato l’ ebreo come si cerca un “male” da estirpare, un “errore” da correggere, una “malattia” da curare.

Li cercavano, uno ad uno, per farli sentire nessuno, per toglierne anche il ricordo.

Ho abbracciato cause perse, ma sempre in motivazioni convinte. Mi dicono: “sei sionista” e mica mi offendo sono stati i sionisti ad ispirare i patrioti italiani, entrambi alla ricerca di una patria perduta… ma chi lo ricorda, chi studia

Va’, Pensiero, sulle tue ali d’oro
Va’ e posati sui pendii e sulle colline,
Dove profuma tiepida e deliziosa
L’aria della nostra terra natale.

Saluta le rive del Giordano,
E le torri distrutte di Sion!
Oh mia Patria, così bella ma perduta,
Oh ricordo, così caro, ma così doloroso

Giuseppe Verdi parlava, suonava di Israele e parlava di questo posto che era “espressione geografica”, la mia Italia definita imbelle alla dignità. Invece? Trovarono patria i popoli erranti, i popoli stranieri a casa loro. Noi figli di Dante e loro figli di David. Noi che avevamo dato al mondo la poesia, loro insegnando Dio.
Vi basta? In armi facemmo la Patria mica con le candele in Chiesa, mica con i fiori dei nostri giardini. Abbiamo ucciso, siamo stati uccisi,  nessuna Patria nasce per Grazia ma tutte nella disgrazia del morire.
Israele uccide? E mica il nemico cura, salva. Ci dicevano che non serviva essere italiani, come oggi dicono “ma che ti frega di fare l’ebreo”
Ma non posso non essere italiano, non possono non essere ebrei. A tempo perso amo la mia libertà e questo posto che mi è venuto in dote con la lingua del sì che suona e vedo negli ebrei un amore per la loro unicità che emoziona. Così ho scelto, e ho scelto loro che al tempo della follia dei miei in camicia nera, in quella dei tedeschi che la camicia l’ avevano bruna, vennero a salvarci. Brigata ebraica che risalì i monti per perdonare a noi di aver fatto la cosa più ignobile del mondo: dividere per razze.
Se questo è essere sionista lo sono e me ne vanto.